venerdì 22 febbraio 2013

La Svezia parteciperà a Bologna 2013 come Ospite d’Onore, all'insegna del diritto dei bambini alla cultura

 
I bambini hanno diritto alla cultura. E' facile a dirsi, ma cosa significa realmente? Quando la Svezia ha colto l'occasione per mostrare il suo mondo culturale e letterario a tutto il mondo, ha voluto i bambini al centro del loro programma, anche se l'evento è una fiera per gli adulti.  
Spesso consideriamo l'infanzia come qualcosa di transitorio, come una preparazione per la vita reale. Ma quando inizia la vita reale? E' accettabile, non considerare un quarto della loro vita prima che possano avere un ruolo sociale? Il diritto dei bambini alla cultura si intreccia con il diritto dei bambini di svolgere un ruolo nella società. Per esprimersi, per avere accesso a vari mezzi di espressione, per essere ascoltati e considerati. Per entrare in contatto con l’arte, la cultura, l’informazione.
La letteratura occupa un posto speciale nella cultura per l'infanzia - e i bambini occupano un posto speciale nella letteratura.
Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, tutti i paesi firmatari devono incoraggiare la produzione e la distribuzione di libri per bambini. Notizie giornaliere dei media, spesso, ritraggono i bambini come esseri vulnerabili, come le vittime di calamità naturali e incidenti. Di tanto in tanto i bambini in una scuola, possono parlare di se stessi, ma di solito i media parlano di bambini, piuttosto che parlare con loro. La letteratura per ragazzi, aiuta a dare loro una voce. La maggior parte degli scrittori e illustratori per bambini, esprimono la visione genuina del bambino, descrivono i bambini e le loro problematiche rendendoli visibili sia al bambino che agli adulti.     
Naturalmente, queste capacità non riguardano solo gli autori svedesi - basta guardare l'elenco dei vincitori ALMA negli ultimi dieci anni.          
Tuttavia, la letteratura per l’infanzia non è considerata in modo rilevante da tutti. Per questo è necessario creare occasioni per discutere sulle finalità, sulla qualità e i contenuti della letteratura per l'infanzia. Per diritto dei bambini alla cultura, intendiamo anche il diritto all'arte, a partecipare alla vita artistica e culturale, come la Convenzione sui diritti del fanciullo afferma. Per dar luce a prospettive diverse, a una diversità di espressione. Il diritto dei bambini a non essere respinti in quanto carini, ma poco importanti. Per non essere derisi con indulgenza. I bambini sono esseri umani, concittadini. Leggermente più piccoli, un po' meno esperti. Ma vivono nel qui e ora. Essi non sono semplicemente in attesa di crescere. Non possiamo prevedere le loro esigenze da qui a 20 anni. Ma possiamo ascoltarli e scoprire quali sono le loro esigenze in questo momento.


(da Yes2013, traduzione a cura di Milena Galeoto)

lunedì 4 febbraio 2013

In Svezia si cresce leggendo


Sulla rivista di Letteratura per ragazzi "Il Pepe Verde" di questo mese, uno speciale sulla Svezia, curato da me.

sabato 26 gennaio 2013

The Girl Effect- Very Important- Must watch

Gufi di stoffa




Gufi di stoffa riciclata
Narra una leggenda popolare che Dio  creò il mondo con tutti gli animali, ma che poi, riguardando il gufo,un pò si pentì di averlo fatto così strano, con occhi così grandi e bizzarre abitudini.
Allora gli volle fare un grande dono: sarebbe diventato l'animale della buona sorte, quello che avrebbe sempre portato con sè i buoni auspici per migliorare la vita di coloro che se lo sarebbero tenuto vicino, senza averne paura.
Così  narra anche  un'antica filastrocca popolare di montagna :

"Gufo, gufo,della notte scura,
che porti via fame e paura...
veglia su tutte le nostre genti,
vecchi,bimbi, e su gli armenti.
Col tuo canto,che può far paura,
tienici amici con madre natura!! 
E fate, gnomi, fastidiosi folletti,
non potranno più farci dispetti."


 La Canzone del Gufo



giovedì 24 gennaio 2013

Un pensiero fuori dalle liste di compleanno

Oggi, festeggiare un compleanno inizia a diventare una vera e propria organizzazione finalizzata al consumismo. Vedi spuntare come funghi, liste di compleanno dove la quota minima di partecipazione si aggira intorno ai 10 euro. 
Se i bambini si organizzassero da soli il compleanno, credo che ci darebbero una bella lezione di semplicità e desiderio di voler stare insieme, accettando con sorpresa il pensiero che ciascuno può permettersi di fare.
Noi genitori dovremmo essere per loro un valido esempio in questo, invece, cosa siamo capaci di fare? Aprire una lista in un negozio alla moda o in un ipermercato del giocattolo e chiedere la colletta agli amici. Naturalmente, alcuni considerano questa pratica comoda per assecondare la fretta in cui si vive, ma, facendosi due calcoli, sarebbe molto dispendioso partecipare a tutti i compleanni, al prezzo di dieci euro (prezzo base), specie se si hanno più figli.
Così, abbiamo pensato che una bella bambola fatta col cuore, possa donare un bel sorriso a chi la riceve.
L'ideatrice è stata la piccola Giorgia ed io non ho fatto altro che realizzare la sua idea con ago e filo... e una vecchia macchina da cucire, mia coetanea.
Pronta per un abbraccio!

mercoledì 23 gennaio 2013

venerdì 18 gennaio 2013

Gli adulti sono bambini andati a male

I bambini possono essere «guastati» in tanti modi: gli adulti, il sistema, gli apparati hanno escogitato e praticano, spesso senza averne consapevolezza, infinite forme di corruzione, precoci, sottili, insistite, alle quali la pur eroica capacità di resistenza (e resilienza) della vitalità primitiva non riesce a opporsi.
Si pretende dal bambino che faccia ciò che non è in grado di fare, esponendolo a un sicuro insuccesso che assume i connotati del fallimento; oppure sono i modi di essere della scuola (metodi, valori, regole) a sconfiggere l’alunno, dal quale si pretende che sia ciò che non può essere.
Il risultato non cambia: lo studente meno adattato (meno «adatto»), il più bisognoso (di cure, attenzioni, gratificazioni, rassicurazioni) non regge il ritmo della classe, «rimane indietro» rispetto ai compagni che si allontanano e, come l’insegnante, lo allontanano. Seguono l’umiliazione della ripetenza e l’abbandono.
Una denuncia degli aspetti più dannosi dell’istituzione scolastica, un grido di allarme per evitare che gli adulti di domani siano «bambini andati a male oggi».

Un saggio che analizza tutti quegli aspetti dell’istituzione scolastica che influiscono negativamente sugli studenti.
Uno strumento che fornisce tante proposte per approcciarsi con i ragazzi, imparare ad ascoltarli, capirli e creare il giusto legame con loro in modo da facilitarne l’apprendimento.
I bambini possono essere «guastati» in tanti modi: gli adulti, il sistema, gli apparati hanno escogitato e praticano, spesso senza averne consapevolezza, infinite forme di corruzione, precoci, sottili, insistite, alle quali la pur eroica capacità di resistenza (e resilienza) della vitalità primitiva non riesce a opporsi. Si pretende dal bambino che faccia ciò che non è in grado di fare, esponendolo a un sicuro insuccesso che assume i connotati del fallimento; oppure sono i modi di essere della scuola (metodi, valori, regole) a sconfiggere l’alunno, dal quale si pretende che sia ciò che non può essere.
Il risultato non cambia: lo studente meno adattato (meno «adatto»), il più bisognoso (di cure, attenzioni, gratificazioni, rassicurazioni) non regge il ritmo della classe, «rimane indietro» rispetto ai compagni che si allontanano e, come l’insegnante, lo allontanano. Seguono l’umiliazione della ripetenza e l’abbandono. Una denuncia degli aspetti più dannosi dell’istituzione scolastica, un grido di allarme per evitare che gli adulti di domani siano «bambini andati a male oggi».
Hanno collaborato: Mara Durante; Gabriella Falcicchio; Franco Lorenzoni; Sergio Manghi; Susanna Merello; Daniele Novara; Francesco Tonucci; Antonio Vigilante.
MAURIZIO PARODI Nasce il secolo scorso a Pontremoli, Lunigiana, terra di statue, stele, castelli e librai. Entrato nella scuola a sei anni, non ne è più uscito: studente, maestro, dirigente scolastico, ricercatore e infine padre (di uno studente, of course). Vive a Genova dove si occupa di formazione, ricerca, progettazione in ambito socio-pedagogico, non ancora rassegnato all’impermeabilità degli apparati educativi. Ha pubblicato alcuni libri e numerosi articoli su temi pedagogici e didattici. Con Edizioni Sonda ha pubblicato Basta compiti! Non è così che si impara (2012).

mercoledì 2 gennaio 2013

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio



Gentile maestra,

mio figlio dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, 
che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!




Abraham Lincoln è stato un politico statunitense. È stato il 16º Presidente degli Stati Uniti d'America, e il primo ad appartenere al Partito Repubblicano. 

domenica 30 dicembre 2012

La scuola suonata. Maestronze e genitorazzi

La scuola suonata. Maestronze e genitorazzi
Con sottile e arguta ironia, talvolta con pungente sarcasmo, Nini Giacomelli accompagna il lettore in un viaggio che fa riflettere, con il sorriso sulle labbra, sulle pecche di insegnanti e genitori nel contesto di un sistema educativo che sembra, ahimè, fare acqua un po' da tutte le parti. In realtà non mancano, nel libro, accenni a figure positive, né, tanto meno, a personaggi esemplari, soprattutto di ieri e dell'altro ieri però, rievocati con tenerezza e nostalgia: quasi nel tentativo di raccogliere da loro, attraverso l'occasione offerta dalla scrittura, il testimone di valori la cui irrinunciabilità è confermata dalla crisi morale dei nostri giorni. Denunciare questa crisi, mettere il dito nella piaga, tra un sorriso, un ricordo e un dito puntato, vuole essere un modo per evidenziare l'esigenza di cercare un'alternativa, di trovare una via d'uscita, da una scuola e da un contesto familiare che non funzionano e nei quali “maestronze” e “genitorazzi” sembrano avere la meglio.
Arricchito dalle divertenti illustrazioni di Sergio Staino e di Giorgio Tura, il volume riporta aneddoti e considerazioni ispirati dall'esperienza personale dell'autrice nei suoi rapporti, anche professionali, con il mondo della scuola, e catapulta il lettore in questo mondo, presentando personaggi e situazioni dei nostri giorni e tracciandone un profilo talmente realistico da apparire quasi irreale. Si apre così uno squarcio sull'insensatezza di comportamenti ormai consueti e tuttavia sicuramente da mettere in discussione.

Un libro consigliato a coloro che lavorano nel mondo dell'istruzione e dell'educazione, ad insegnanti e a genitori o, più semplicemente, alla nuove generazioni. Agli studenti che vogliono riflettere sulle condizioni in cui versa la società attuale e che vorrebbero cambiare qualcosa nel loro piccolo, perché è dalla somma delle piccole cose che si può modificare l'intero. 
(Letteratura&Cinema magazine)

 

venerdì 28 dicembre 2012

Fuori dal gregge, una pecora arcobaleno per dire NO agli stereotipi di genere



Fuori dal gregge, una pecora arcobaleno per dire NO agli stereotipi di genere
E' lei, la pecora filosofa Theodor Adorno di nazionalità tedesca, a dirci:
"La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”

Le Pecore Filosofe nascono da un desiderio di provocazione filosofica, invitando quell'animale che per definizione è il simbolo di chi non pensa con la sua testa ad uscire dal gregge cercando nuove angolazioni da cui guardare alle cose, prendendo le distanze dal pensiero unico che non ammette sfumature ma ama restare in superficie, e trovando il coraggio di esprimere e difendere le proprie idee, non in maniera solipsistica o narcisistica, ma restando dentro e fuori il proprio gregge allo stesso tempo. Aspetto, questo, non secondario, che anzi rappresenta la parte più difficile nel processo di costruzione della propria identità: la ricerca di equilibrio tra il desiderio di approvazione all'interno di un gruppo ("gregge") e l'istinto di affermare se stessi al di fuori di ruoli precostituiti.

Nel mondo delle Pecore Filosofe il concetto di pecora nera, simbolo del negativo, prigione di significati che condannano la diversità e riassunto di una realtà che vede come positivo tutto ciò che rientra nei luoghi del noto ed è accettato da tempo e da molti, acquista una nuova dignità, che non si riduce alla semplice accettazione, ma che restituisce al pensiero critico e alla diversità, intesa come unicità di ogni singolo individuo, un valore formativo ed auto formativo. La “pecora nera” suggerisce il valore che il coraggio delle proprie idee ha nella costruzione (e ricostruzione) dell'identità, nella presa di coscienza di ciò che siamo e del senso che assume per noi la vita. Un coraggio che può però nascere ed avere un valore solo dal confronto all'interno del gregge, che perde anch’esso la sua etichetta negativa per trasformarsi in contenitore di differenze, palcoscenico di prospettive, palestra di sguardi sul mondo; a patto che ogni pecora del gregge scelga di vestire i panni di pecora nera e con la speranza che un giorno il colore di ogni pecora diventi una questione irrilevante.

La Pecora Arcobaleno rappresenta l'evoluzione della pecora nera che, una volta affermata la sua differenza come costitutiva della sua unicità, deve poter trovare il suo posto tra tutte le sfumature, tutti i modi e tutti i mondi possibili (direbbe la pecora Leibniz), portando così nel gregge un messaggio importante: che la libertà non è un concetto chiuso e autodefinito, ma un valore costruito e nutrito con altri valori, come il rispetto, la tolleranza, l'accoglienza, la relazione, il confronto, lo scambio, l'apertura. Fino a quando ignoreremo questo, non saremo davvero liberi ma schiavi dell'illusione di libertà.

L'ideatrice è Maria Luisa Petruccelli


Consulente filosofico, si occupa da quasi dieci anni di formazione e della diffusione delle pratiche filosofiche attraverso la realizzazione di progetti rivolti ai gruppi, e di percorsi mirati rivolti alla persona. Nel 2007 ha organizzato il primo Caffè Filosofico a Lecce. E' docente di pratiche filosofiche presso il Centro di Formazione psicofilosofica di Milano e socia del centro di ricerca e consulenza filosofica Finis Terrae di Novara. Le sue aree principali di ricerca sono la narrazione di sé, in particolare nel suo rapporto con la musica (colonna sonora dei ricordi), l'empatia nel counseling filosofico e più in generale nei rapporti interpersonali, il rapporto tra cinema e filosofia. Le Pecore Filosofe sono buffi pupazzi che realizza personalmente utilizzando lana e paste sintetiche. Ogni pecora porta il nome di un filosofo  ed è dotata di un cartellino si cui è riportato il pensiero di quel filosofo.
 L’idea delle pecore filosofe nasce dal desiderio di riportare la filosofia nel quotidiano risvegliando l’abitudine a riflettere su di sé per migliorare la qualità della propria vita attraverso un senso del filosofare ludico e democratico.
Le Pecore Filosofe, ci dice l’autrice, “saranno presto una serie di storie scritte con un linguaggio semplice, adatto ai bambini, perché la filosofia possa guidarli in una crescita consapevole, attraverso il confronto tra più punti di vista”.



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