giovedì 28 ottobre 2010
Il Parco dei Desideri
Questa è una storia che parla di desideri.
Sai, il desiderio è quel sentimento che hai quando vuoi tanto qualcosa -- quello si chiama "desiderio".
Immagino che hai avuto tanti desideri in vita tua.
E' vero?
Questa storia, però, non riguarda desideri ordinari.
No, parla di desideri che non sapevi di avere. E, soprattutto... puoi desiderare qualcosa che hai già? Vediamo.
Guarda quella grande città con quelle alte costruzioni e strade affollate.
La vedi?
Auto che strombazzano, motociclette e autobus diretti qua e la.
Puoi ascoltarli?
Ogni cosa è così grande, così rumorosa e caotica.
Ogni cosa?
No...se guardi più da vicino, puoi vedere uno spazio verde proprio tra quei palazzi grigi e quella grande gru.
Lo vedi?
E' un parco.
E' il Parco dei Desideri. Si dice che gli alberi in questo parco siano molto più vecchi della stessa città. E si dice anche che una volta ci viveva un Genio da qualche parte, tra gli alberi nel parco. Forse è soltanto una vecchia leggenda perché nessuno l'ha mai visto.
Quando ti addentri nel parco, il rumore della città lentamente svanisce.
Adesso ascolta il cinguettio degli uccelli, lo ascolti? E il prato è così verde e così soffice sotto i tuoi piedi che desideri toglierti le scarpe.
Lo senti sotto i tuoi piedi scalzi?
-Non osare calpestare il mio prato! Grida un uomo improvvisamente.
E' il signor Urbano, il guardiano del parco.
E' molto severo ed è sempre infuriato.
Così, tieni un occhio su di lui, va bene?
Vedi quella piccola fontana laggiù?
Sì, quella bianca con la donna che regge due vasi.
E' la fontana dei desideri. I visitatori del parco gettano le monete nell'acqua ed esprimono un desiderio.
Ecco perché questo parco è chiamato il Parco dei Desideri.
Ma guarda! Dietro la fontana si nascondono due bambini.
Li vedi?
Sono Ruben e Rebecca.
Qui ha inizio la loro meravigliosa avventura.
Il Parco dei desideri di Martin Widmark
Ilustrazioni e montaggio video di Marco Trisorio
Musica di Mats Sundin
Traduzione e coordinamento editoriale a cura di Milena Galeoto
sabato 23 ottobre 2010
Le Avventure di Tyko Flores
A gennaio 2011, in Svezia, in uscita la prima trilogia firmata Martin Widmark, prossimamente, ci auguriamo, anche in Italia.
Intanto, mi aspetta un massiccio lavoro di traduzione e adattamento.
Milena Galeoto
venerdì 22 ottobre 2010
martedì 12 ottobre 2010
SIND'/FARAUALLA
FARAUALLA è la più profonda cavità carsica della Murgia, l'altopiano pugliese.
È una voragine che si apre fra distese di grano, pascoli e masserie, isola di silenzi che ha ispirato credenze popolari.
FARAUALLA è un nome di origine incerta la cui pronuncia riempie la bocca di voce. Come quando una parola dimentica il suo significato per ritornare suono, puro, primitivo e potente. Questa nuova percezione accresce la forza della vocalità e fa si' che la voce restituisca l'istinto nel canto. Così di bocca in bocca si tramandano, moltiplicandosi, pezzi di voci e di storie.
L'immaginario di FARAUALLA e' segnato da un'abitudine antica all'Ascolto. Nelle nostre orecchie l'intreccio di lingue e canti è Storia e Gioco sonoro.
Il quartetto vocale FARAUALLA è nato nel 1995. Dopo aver approfondito singolarmente lo studio e la pratica della vocalità in ambiti musicali differenti, le quattro cantanti hanno trovato un interesse comune nella ricerca sull'uso della voce come "strumento", attraverso la pratica della polifonia e la conoscenza delle espressioni vocali di diverse etnie e di periodi storici differenti.
Gli esiti di questo lavoro si ritrovano nel repertorio FARAUALLA, nelle composizioni originali, che spesso si evolvono a partire da una matrice improvvisativa, come nei brani tradizionali.
Le suggestioni di un percorso attraverso culture tanto lontane fra loro si fondono in una sintesi originale in cui emergono con forza le radici culturali del gruppo.
La Puglia è presente nel "suono" che connota la formazione barese, negli strumenti a percussione che accompagnano l'esecuzione, nello stesso nome del gruppo.
lunedì 11 ottobre 2010
Intervista ad Helena Willis, illustratrice della famosa serie Lasse and Maja, conosciuti in Italia con il nome di Max e Lara, investigatori privati
di Milena Galeoto
Bene, dico
loro di disegnare e disegnare e disegnare… La maggior parte del lavoro si può imparare da soli. Ma è anche divertente e utile andare a scuola d'arte, naturalmente. Amavo
quello. Forse soprattutto perché incontravo la gente con lo stesso interesse
come il mio.
Cosa ti ispira quando disegni, immagini i personaggi dalle descrizioni e cosa succede quando tu interagisci con lo scrittore?
![]() |
| Helena Willis |
Da quanto
tempo disegni? Cosa significa il disegno per te?
Disegno da una vita.
Ma sono una illustratrice freelance dal 1991, quando ho lasciato l’istituto d’arte.
Amo disegnare e
questo è il miglior lavoro che io possa immaginare.
Non mi piacerebbe
fare altro… forse scrivere un po’ di più.
Tu sei un’illustratrice
molto conosciuta per la famosa serie dei piccoli investigatori Lasse e Maja,
quando penso a loro, io vedo le tue
illustrazioni nella mia mente: che sensazione
è dare un volto hai personaggi, sapendo quanto questo possa dare la
giusta cornice al racconto?
Domanda
difficile. I non metto mai le parole a questo processo. Ma provo a sentire il
testo e fare le immagini che sento nello stesso modo. E aggiungo qualcosa di mio
anche.
Cosa
consigli ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere?
Cosa ti ispira quando disegni, immagini i personaggi dalle descrizioni e cosa succede quando tu interagisci con lo scrittore?
Ottengo il testo dall’autore e lo leggo più volte, così
il testo mi ispira di più.
Ma anche cerco su Google tantissime immagini per l’ambientazione
del racconto. Ho appena finito il nuovo libro di Lasse e Maja, intitolato: “Il Mistero
in Ospedale”. Ho cercato tra tante vecchie immagini di ospedali e infermieri.
Adoro questo. Ma io non ho interagito con lo scrittore durante la realizzazione
di tutta una serie come Lasse e Maja.
Noi non lo facevamo fin dall’inizio. Noi siamo grandi
amici, Martin Widmark ed io, ci incontriamo spesso ma raramente parliamo di
lavoro.
L’ambito
creativo è molto delicato quando tu interagisci con chi ti chiede un lavoro,
proprio per adattare il tuo stile alle richieste, vero? Così chi fa questo
lavoro è una persona molto sensibile, come concili il tuo essere sensibile con
il mondo degli affari, qualche volta, molto duri da affrontare?
Io ho pochi amici in questo settore ai
quali posso chiedere quando non so cosa fare con un’immagine o giusto per
sapere cosa pensano. Quello è un grande aiuto. Il più delle volte lo so da me.
E il mondo degli affari cerco di dimenticarlo quando lavoro. Io devo ricordare
sempre chi sono in tutto questo. Ma ho tante scadenze! E quelle sono importanti
da seguire.
In english
1) For how
long have you been drawing? What does drawing mean to you?
I´ve been
drawing for all my life. But a have been a freelance illustrator since 1991
when I left Art School. I love drawing and it is the best work I can think of.
I would not like to do anything else ... well maybe write a bit more.
2)You are a very known
illustrator of the famous Lasse and Maja's books series, when I think
about Lasse and Maja, I see your illustrations in my mind: what sensation is to
give a face to the characters, knowing how this give a right frame to the tale?
Hard question. I never put words to the process. But I try to feel the text
and make pictures that feel the same ... and I add some of myselt also.
3) What do you suggest to the young people when they want to do this job?
3) What do you suggest to the young people when they want to do this job?
Well, I tell them to draw and draw and draw. Most of the work you can learn
yourself. But it is also fun and helpful to go to Art School of course, I loved
that. Maybe most of all because I met people with exactly the same interests
like me.
4) What does it inspire you
when you draw, do you imagine the characters from the descriptions in the tale
and how does it work when you interact with the writer?
I get the text from the author and I read it several times, and the text
inspires me the most. But I also Google a lot for pictures for the environment
in the book. I just finished the new LasseMaja-book and it is called The
Hospital-mystery. I searched a lot on internet for old pictures from hospitals
and nurses and so on. I love that.
But I don’t interact with the author at all in the middle of a book series
like Lasse and Maja. We did that a lot in the beginning. Now we are great
friends Martin Widmark and I - and we often meet - but we seldom talk about the
work.
5)The creativity field is very delicate when you interact with who ask your work, just to adapt your style to his/her request, true? So who does this job is a very sensitive person, how do you conciliate your sensitive being with the business world, sometime, very hard to face?
5)The creativity field is very delicate when you interact with who ask your work, just to adapt your style to his/her request, true? So who does this job is a very sensitive person, how do you conciliate your sensitive being with the business world, sometime, very hard to face?
I have a few friends in my field that I can ask when I don’t know what to
do with a picture or just want to check what they think. That´s is a big help.
Most of the times I know this myself though.
And the business world I really try to forget when I work. I must remember
who I am myself in all this. But I have a lot of deadlines! And those are
important to follow.
martedì 28 settembre 2010
Come nascono i gialli per ragazzi (intervista a Martin Widmark)
di Milena Galeoto
Come nascono i tuoi gialli per ragazzi?
Nascono, prima di tutto, perché amo questo genere di storia e credo che sia perfetto per i bambini. Perché sono scritti in un linguaggio semplice ma le storie restano complesse. Questo stimola nei bambini la curiosità e la voglia di scoprire i responsabili del reato, sforzandosi di seguire la logica delle loro azioni.
E’ questo quindi il segreto che rende i tuoi gialli molto seguiti? Leggendoli, ho notato di quanto tu renda i bambini gli unici capaci di leggere nel cuore dei “cattivi”, riuscendo, nel corso della storia a mostrare la loro parte buona.
Esattamente, giusta interpretazione. I protagonisti di questi gialli sono due bambini e l’evolversi delle loro vicende mostra anche a noi adulti come, rispetto a loro, siamo disabituati a leggere le differenti sfaccettature della realtà, vedendone solo un lato: quello che noi “vogliamo” vedere, condizionati dalle nostri schemi mentali, dalle nostre sovrastrutture. I bambini c’insegnano come sia semplice arrivare al cuore della gente e trovare la parte migliore. Ed è questo che Lasse e Maja ci mostrano: i cattivi hanno un cuore e sono, spesso, esseri molto fragili.
Prima di scrivere una storia, la vedi già completa o t’ispiri man mano che la scrivi?
Prima di scrivere una storia, la vedo già realizzata, come l’insieme di tante sequenze di un film così descrivo ciò che vedo.
C’è un autore che ami da sempre e che, in qualche modo, ha influenzato il tuo stesso modo di scrivere storie per ragazzi?
Certamente, è Hergé con le sue avventure di Tintin
Tintin il giovane reporter, protagonista di avventure in ogni parte del mondo insieme all'inseparabile cagnolino Milù, proprio come la tua Nelly Rapp e il suo inseparabile London, compagno a quattro zampe.
Giusto, Nelly Rapp che va a caccia di mostri.
Lasse e Maja e Nelly Rapp, ti hanno reso famoso nel tuo paese, divenendo delle serie televisive e cinematografiche, come la vivi la fama.
Personalmente, amo molto che i miei lavori vengano apprezzati. Sono i miei libri ad essere famosi, non io… Io non amo molto la notorietà e vorrei sempre rimanere un po’ anonimo per non vivere le tensioni che nascono dalle aspettative degli altri. Ho bisogno di mantenere questo distacco, anche per scrivere più serenamente, continuando a divertimi nel farlo.
Speriamo presto di leggere in Italia, le altre avvincenti avventure di Lasse e Maja e Nelly Rap. Per il momento abbiamo soltanto due racconti della serie Lasse e Maja. Tu che oltre ad essere un sensibile scrittore, sei un educatore, sai spiegarci le differenze che hai colto girando per le scuole italiane, rispetto al tuo paese.
Amo molto l’Italia, soprattutto per il patrimonio che possiede, la sua cultura, la sua arte... ma credo che debba salvaguardare meglio i suoi bambini, la scuola, le iniziative che li rendano più partecipi e meno soli. Ho girato città come Roma, Firenze, Bologna, Venezia, il Sud Italia dove ho amici molto ospitali. E gli stessi, lamentano i pochi spazi dedicati ai loro bambini. Ecco, un paese, dovrebbe sapere che è nell’istruzione, nella cura dei più piccoli che è possibile migliorarsi.
Allora ti aspettiamo a Novembre e ci auguriamo che questo tuo messaggio possa essere colto da insegnanti sensibili e genitori perché il mondo dei ragazzi possa avere maggiore attenzione. Grazie Martin, come al solito, è un piacere chiacchierare con te.
Grazie a te Milena e a tutti coloro che ci seguono.
| Martin Widmark |
Come nascono i tuoi gialli per ragazzi?
Nascono, prima di tutto, perché amo questo genere di storia e credo che sia perfetto per i bambini. Perché sono scritti in un linguaggio semplice ma le storie restano complesse. Questo stimola nei bambini la curiosità e la voglia di scoprire i responsabili del reato, sforzandosi di seguire la logica delle loro azioni.
E’ questo quindi il segreto che rende i tuoi gialli molto seguiti? Leggendoli, ho notato di quanto tu renda i bambini gli unici capaci di leggere nel cuore dei “cattivi”, riuscendo, nel corso della storia a mostrare la loro parte buona.
Esattamente, giusta interpretazione. I protagonisti di questi gialli sono due bambini e l’evolversi delle loro vicende mostra anche a noi adulti come, rispetto a loro, siamo disabituati a leggere le differenti sfaccettature della realtà, vedendone solo un lato: quello che noi “vogliamo” vedere, condizionati dalle nostri schemi mentali, dalle nostre sovrastrutture. I bambini c’insegnano come sia semplice arrivare al cuore della gente e trovare la parte migliore. Ed è questo che Lasse e Maja ci mostrano: i cattivi hanno un cuore e sono, spesso, esseri molto fragili.
Prima di scrivere una storia, la vedi già completa o t’ispiri man mano che la scrivi?
Prima di scrivere una storia, la vedo già realizzata, come l’insieme di tante sequenze di un film così descrivo ciò che vedo.
C’è un autore che ami da sempre e che, in qualche modo, ha influenzato il tuo stesso modo di scrivere storie per ragazzi?
Certamente, è Hergé con le sue avventure di Tintin
Tintin il giovane reporter, protagonista di avventure in ogni parte del mondo insieme all'inseparabile cagnolino Milù, proprio come la tua Nelly Rapp e il suo inseparabile London, compagno a quattro zampe.
Giusto, Nelly Rapp che va a caccia di mostri.
Lasse e Maja e Nelly Rapp, ti hanno reso famoso nel tuo paese, divenendo delle serie televisive e cinematografiche, come la vivi la fama.
Personalmente, amo molto che i miei lavori vengano apprezzati. Sono i miei libri ad essere famosi, non io… Io non amo molto la notorietà e vorrei sempre rimanere un po’ anonimo per non vivere le tensioni che nascono dalle aspettative degli altri. Ho bisogno di mantenere questo distacco, anche per scrivere più serenamente, continuando a divertimi nel farlo.
Speriamo presto di leggere in Italia, le altre avvincenti avventure di Lasse e Maja e Nelly Rap. Per il momento abbiamo soltanto due racconti della serie Lasse e Maja. Tu che oltre ad essere un sensibile scrittore, sei un educatore, sai spiegarci le differenze che hai colto girando per le scuole italiane, rispetto al tuo paese.
Amo molto l’Italia, soprattutto per il patrimonio che possiede, la sua cultura, la sua arte... ma credo che debba salvaguardare meglio i suoi bambini, la scuola, le iniziative che li rendano più partecipi e meno soli. Ho girato città come Roma, Firenze, Bologna, Venezia, il Sud Italia dove ho amici molto ospitali. E gli stessi, lamentano i pochi spazi dedicati ai loro bambini. Ecco, un paese, dovrebbe sapere che è nell’istruzione, nella cura dei più piccoli che è possibile migliorarsi.
Allora ti aspettiamo a Novembre e ci auguriamo che questo tuo messaggio possa essere colto da insegnanti sensibili e genitori perché il mondo dei ragazzi possa avere maggiore attenzione. Grazie Martin, come al solito, è un piacere chiacchierare con te.
Grazie a te Milena e a tutti coloro che ci seguono.
![]() |
| Lasse-Maja |
![]() |
| Nelly Rapp |
![]() |
| Nelly Rapp |
mercoledì 22 settembre 2010
martedì 21 settembre 2010
Il Parco dei Desideri
Questa è una storia che parla di desideri.
Tu sai, il desiderio è quel sentimento che tu hai quando vuoi tanto qualcosa: quello si chiama desiderio.
Io immagino che tu hai avuto tanti desideri nella tua vita. E’ vero? Questa storia, però, non riguarda desideri ordinari. No, riguarda i desideri che tu non sapevi di avere. E soprattutto… Puoi tu desiderare qualcosa che hai già? Vediamo. Guarda quella grande città – con quelle alte costruzioni e strade affollate. Puoi vederla? Auto che strombazzano, motociclette e pullmans diretti qua e la. Puoi tu ascoltarli? Ogni cosa è così grande, così rumorosa e caotica. Ogni cosa? No…se tu guardi più vicino, tu puoi vedere uno spazio verde proprio tra quei palazzi grigi e quella grande grù. Puoi vederlo? E’ un parco. E’ il Parco dei Desideri. Si dice che gli alberi in questo parco sono molto più vecchi della stessa città. E si dice anche che una volta viveva un Genio da qualche parte tra gli alberi nel parco. Forse è soltanto un vecchio racconto perché mai nessuno l’ha mai visto. Quando ti addentri nel parco, il rumore della città lentamente svanisce. Adesso tu puoi ascoltare il cinguettio degli uccelli, lo senti? E il prato è così verde e così soffice sotto i tuoi piedi che desideri toglierti le scarpe. Puoi sentirlo sotto i tuoi piedi scalzi? -“Non osare calpestare il mio prato!”, grida un uomo improvvisamente. E’ il signor Urbano Fracasso, il guardiano del parco. E’un uomo molto severo e sempre furioso. Vedi quella piccola fontana laggiù? Si, quella bianca con la donna che regge due vasi. E’ la fontana dei desideri. I visitatori nel parco gettano piccole monete nell’acqua e segretamente desiderano qualcosa. Quello è perché questo parco è chiamato il Parco dei Desideri. Ma guarda! Dietro la fontana si nascondono due bambini. Li puoi vedere? Sono Ruben e Rebecca. Qui ha inizio la loro meravigliosa avventura.
![]() |
Copertina del Drömmarnas Park |
![]() | ||||||||||
| la fata del parco |
| |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| La fontana dei desideri |
|
Jan Johansson - Visa Från Utanmyra (Il canto della foresta)
Jan Johansson (16 Settembre 1931 – 9 Novembre 1968) era un pianista jazz svedese. Non molto conosciuto fuori la scandinavia, le sue registrazioni non sono ampliamente disponibili, Jazz på svenska (Jazz in Svezia) ha venduto più che un quarto di un milione di copie, ed è la migliore versione di jazz svedese. Famoso per la colonna sonora di Pippi calzelunghe.
lunedì 20 settembre 2010
ALBANIA - ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
Voce narrante: Daniela Selimi
Montaggio di Milena Galeoto
In occasione della prova didattica di Metodologia qualitativa per la ricerca sociale dell'Università degli studi del Salento.
lunedì 30 agosto 2010
Praison Jelonta - Ghetonia
Praison jelonta
testo di Vito Domenico Palumbo
Praison jelonta, ce kratestu mali
Senza mai na votosi pleon ampì
Praison jelonta, afsili i ciofali,
mi kita m’in embàta ‘is kanonì.
Addhes vastù krusegna ta maddhìa
Pleon òria zosi, a chili rotino
Esù vasta fse gala ti kardìa
Ce a mmaddia fse madonna spittarà.
Ise sekundo on’ijo janomeni
Ca cino pu tori cino termeni.
Addhes jelù tu jenu atti fotìa
Kanonònta a guaitàto manechò
Esù klei nes to klama is ghetonia
Perni i jeio ‘st’ammaddìa os aftechò.
‘su t’orio to gapà, ce to nnorizi
Us fiuru pu sta vaddhi tus fili
Se kulusà o jarai ca tu mmirizi
Ise pleon oria fs’ole…echi e fsichi.
traduzione:
Vai sorridente
Vai sorridente ed altera
senza mai voltarti indietro
vai sorridente e a fronte alta
non curandoti di chi ti guarda.
Altre hanno capelli d’oro
Più bella vita e rosse labbra
Tu hai il cuore di latte
E gli occhi splendenti di madonna.
Tu sei fatta come il sole
Che riscalda soltanto chi vede.
Altre ridono del tormento degli altri
Badano solo a se stesse
Tu piangi se piangono gli altri
E porti il sorriso negli occhi dei poveri.
Tu ami il bello e il sapere
E baci i fiori quando li disponi
Il tuo profumo attira la farfalla.
Sei la più bella di tutte…hai un’anima.
venerdì 27 agosto 2010
La calma è la virtù dei forti
Non ho tempo per rilassarmi.
Vi suona familiare?
La gente, quando pensa a come cambiare la propria vita, si lamenta soprattutto di avere troppo poco tempo… Ma non è solo una scusa?
Un giorno domandai a un maestro di yoga quanto praticava ogni giorno, la risposta sorprendente fu: almeno 5 minuti. Cinque minuti, gli bastavano per trovare rilassamento e rigenerazione. Cinque minuti possono cambiare la vita e se si arriva a cinque, non sarà difficile arrivare a dieci, venti, fino a quando le pratiche di rilassamento diverranno una sana abitudine. Una di queste pratiche efficace è il MANTRA*, in questo caso, s’impiega come mezzo per modulare il respiro e rilassare la respirazione. Basta scegliere una parola senza senso o un suono che vi suona dolce e piacevole.
Alcuni si servono anche di brevi frasi, come: “Lascia andare, rilassati” Oppure semplici suoni come Mmmmmmmm
Iiiimmmmm
Ooommmm
Shaaaaammmmm
E’ utile:
1. Sedersi comodamente
2. Chiudere gli occhi
3. Cominciare a pronunciare il mantra a voce alta. Prolungando il suono per circa dieci secondi
4. Gradualmente abbassare la voce
5. Iniziate per cinque minuti, incrementando di giorno in giorno fino a venti.
6. Alcune volte vi piacerà prolungarlo, altre no, e andrà bene lo stesso.
O semplicemente, immergetevi nella bellezza di questo Mantra…
*La parola mantra deriva dalla combinazione delle due parole sanscrite manas (mente) e trayati (liberare). In alcune culture e religioni orientali, la pratica del mantra è considerata in grado di liberare la mente dai pensieri.
Un giorno domandai a un maestro di yoga quanto praticava ogni giorno, la risposta sorprendente fu: almeno 5 minuti. Cinque minuti, gli bastavano per trovare rilassamento e rigenerazione. Cinque minuti possono cambiare la vita e se si arriva a cinque, non sarà difficile arrivare a dieci, venti, fino a quando le pratiche di rilassamento diverranno una sana abitudine. Una di queste pratiche efficace è il MANTRA*, in questo caso, s’impiega come mezzo per modulare il respiro e rilassare la respirazione. Basta scegliere una parola senza senso o un suono che vi suona dolce e piacevole.
Alcuni si servono anche di brevi frasi, come: “Lascia andare, rilassati” Oppure semplici suoni come Mmmmmmmm
Iiiimmmmm
Ooommmm
Shaaaaammmmm
E’ utile:
1. Sedersi comodamente
2. Chiudere gli occhi
3. Cominciare a pronunciare il mantra a voce alta. Prolungando il suono per circa dieci secondi
4. Gradualmente abbassare la voce
5. Iniziate per cinque minuti, incrementando di giorno in giorno fino a venti.
6. Alcune volte vi piacerà prolungarlo, altre no, e andrà bene lo stesso.
O semplicemente, immergetevi nella bellezza di questo Mantra…
*La parola mantra deriva dalla combinazione delle due parole sanscrite manas (mente) e trayati (liberare). In alcune culture e religioni orientali, la pratica del mantra è considerata in grado di liberare la mente dai pensieri.
lunedì 23 agosto 2010
Pep-art

Giuseppe Marchegiani, 39 anni, un artista italiano che si è formato all'istituto d'arte di Pescara , esprime la sua creatività come fashiondesigner e illustratore.
I suoi colori: essenziali, brillanti che delineano i personaggi in forme uniche, lasciando trasparire con energia le caratteristiche di ciascuno. Volti che diventano icone pop, glossy che difficilmente passano inosservate. Ipnotiche nelle loro sequenze cromatiche. Santificate da aureole color oro, dissacranti e sarcastiche quando rivolte al potere. Rosso fuoco, blu elettrico, oro incandescente in un gioco psichedelico che cattura lo spettatore con seduzione tanto da trovare davvero irresistibile la Pep-art. E allora perché no, un mondo alla Marchegiani, stampato su maglie, complementi d’arredo per ridare vita ai nostri ambienti, ravvivandoli con i suoi colori.
Giuseppe Marchegiani, 39 years old, an italian artist, graduated at the Art Istitute in Pescara, Italy.
He expresses his creativity like fashion designer and illustrator. His colours are essential, brilliant which represent the characters in unique shapes, implying energy with the characteristics of each. The portraits become pop icons, glossy, unlikely they go unnoticed. They are hypnotic in their color sequences.Flame red, electric blue, glowing gold in a psychedelic game that captures the viewer with seductive enough to really find irresistible the Pep-art.
![]() |
| Milena Galeoto, ritratta da Giuseppe Marchegiani |
domenica 20 giugno 2010
Acaya
C'era una volta,
in un paesino del sud, il chiasso festoso di bambini a inseguire una palla nella piazza.
La nostalgia di sguardi anziani a fare i conti con la vita.
I passi stanchi di vita vissuta e la sorpresa negli occhi di una bimba che correva tra le luminarie, messe su per quel santo che protegge tutti dall'arco, compresa me.

venerdì 18 giugno 2010
Domani è un altro giorno / Viola Valentino
Esclusiva Friendly Town, presentazione del brano "Domani è un
altro giorno" di Viola Valentino realizzata da Milena e Pietro Galeoto.
Il brano contro l'omofobia grido di denuncia e preghiera di speranza affinché nel nostro paese le cose cambino. "Domani è un altro giorno" per sensibilizzare l'opinione
pubblica su un problema drammatico che spesso viene trascurato dalla
stampa. Al quale troppi si stanno abituando. Per il quale è necessaria
subito una legge.
domenica 13 giugno 2010
martedì 25 maggio 2010
Mammanarchica ovvero l'anarchia di mamma Francesca
di Milena Galeoto
C’è una schiera di mamme on-line, di forum al femminile, nei quali, ahimè, si assiste allo scambio di dosaggi farmacologici o rimedi naturali per combattere la depressione post-partum”. Poi, grazie al cielo, emergono blog di mamme ironiche, di quelle capaci di strapparti un sorriso e farti ritrovare la serenità di sbagliare in santa pace. Mamme fuori dai comuni manuali, di quelli capaci soltanto d’incrementarti i sensi di colpa, di non farti sentire all’altezza, solo perché tuo figlio, ad esempio, non gattona o ancora fa la cacca addosso a soli due anni. Mamme che, finalmente, mostrano con ironia che mamme non si nasce, che sono i figli a suggerirci cosa è meglio per loro, ascoltando anche le bambine che sono in noi.
Tra queste c’è Francesca e il suo essere mamma Punk, quello stesso Punk che ha reso il “rock classico”, molto più coinvolgente, colorito. E ti ritrovi Francesca-Romana-Gallerani-Punk, sulla home di un social network come fb, ritratta in “lezioni di Bigbab”, tra le strade di Genova ad aspettare il papà che, prontamente, commenta di fronte all’immagine del figlio che gonfia un enorme pallone di gum: “il mio bambino...il mio bambino.” E capisci che l’essere genitori è gioia condivisa quando riesci a viverla attraverso il tuo stesso essere bambino.
Immagini e stati molto eloquenti che farebbero bene alle mamme che hanno paura di sbagliare, rinchiuse in quegli schemi che tolgono ossigeno ai loro bambini.
E’ l’autoironia di Francesca, l’eredità preziosa che stimola l’intelligenza dei suoi figli in maniera vitale e costruttiva.
Naturalmente, non tutti colgono l’educazione punk con ironia e non sono pochi quelli infastiditi dalla sfacciataggine di chi è capace a sconvolgere i modelli sociali con una così disarmante naturalezza.
Non sono poche le mamme che mi scrivono in privato, attraverso il blog di A.M.A.TI, nato con l’obbiettivo dell’auto-mutuo-aiuto. Molte di esse, si sentono smarrite, svuotate, lamentano l’assenza del compagno piuttosto che degli amici, familiari o istituzioni.
Uno dei miei consigli, oltre al supporto reciproco che possono ottenere dal blog A.M.A.Ti, durante il nostro incontro settimanale, “a voce”, su Skype, è quello di dare una sbirciata ai vivaci articoli dell’anarchica mamma Francesca-Romana-Punk e al messaggio celato dietro la sua ironia al vetriolo: tramutare il ruolo di madre, in esperienza di vita condivisa, occasione di crescita, condita con una sana leggerezza.
Insomma, non prendiamoci troppo sul serio, direbbe Francesca e mi raccomando, niente mimose e niente feste delle donna e bambini ingessati da adulti che cantano come Al Bano, per carità, meglio una sana bigbubble scoppiata in faccia, scorazzando per i parchi di Genova.
http://mammanarchica.wordpress.com/
C’è una schiera di mamme on-line, di forum al femminile, nei quali, ahimè, si assiste allo scambio di dosaggi farmacologici o rimedi naturali per combattere la depressione post-partum”. Poi, grazie al cielo, emergono blog di mamme ironiche, di quelle capaci di strapparti un sorriso e farti ritrovare la serenità di sbagliare in santa pace. Mamme fuori dai comuni manuali, di quelli capaci soltanto d’incrementarti i sensi di colpa, di non farti sentire all’altezza, solo perché tuo figlio, ad esempio, non gattona o ancora fa la cacca addosso a soli due anni. Mamme che, finalmente, mostrano con ironia che mamme non si nasce, che sono i figli a suggerirci cosa è meglio per loro, ascoltando anche le bambine che sono in noi.
Tra queste c’è Francesca e il suo essere mamma Punk, quello stesso Punk che ha reso il “rock classico”, molto più coinvolgente, colorito. E ti ritrovi Francesca-Romana-Gallerani-Punk, sulla home di un social network come fb, ritratta in “lezioni di Bigbab”, tra le strade di Genova ad aspettare il papà che, prontamente, commenta di fronte all’immagine del figlio che gonfia un enorme pallone di gum: “il mio bambino...il mio bambino.” E capisci che l’essere genitori è gioia condivisa quando riesci a viverla attraverso il tuo stesso essere bambino.
Immagini e stati molto eloquenti che farebbero bene alle mamme che hanno paura di sbagliare, rinchiuse in quegli schemi che tolgono ossigeno ai loro bambini.
E’ l’autoironia di Francesca, l’eredità preziosa che stimola l’intelligenza dei suoi figli in maniera vitale e costruttiva.
Naturalmente, non tutti colgono l’educazione punk con ironia e non sono pochi quelli infastiditi dalla sfacciataggine di chi è capace a sconvolgere i modelli sociali con una così disarmante naturalezza.
Non sono poche le mamme che mi scrivono in privato, attraverso il blog di A.M.A.TI, nato con l’obbiettivo dell’auto-mutuo-aiuto. Molte di esse, si sentono smarrite, svuotate, lamentano l’assenza del compagno piuttosto che degli amici, familiari o istituzioni.
Uno dei miei consigli, oltre al supporto reciproco che possono ottenere dal blog A.M.A.Ti, durante il nostro incontro settimanale, “a voce”, su Skype, è quello di dare una sbirciata ai vivaci articoli dell’anarchica mamma Francesca-Romana-Punk e al messaggio celato dietro la sua ironia al vetriolo: tramutare il ruolo di madre, in esperienza di vita condivisa, occasione di crescita, condita con una sana leggerezza.
Insomma, non prendiamoci troppo sul serio, direbbe Francesca e mi raccomando, niente mimose e niente feste delle donna e bambini ingessati da adulti che cantano come Al Bano, per carità, meglio una sana bigbubble scoppiata in faccia, scorazzando per i parchi di Genova.
http://mammanarchica.wordpress.com/
lunedì 24 maggio 2010
Lo scrittore svedese innamorato del Salento
di Marcello Tarricone
Martin Widmark è un autore molto conosciuto nell’ambito dell’editoria per ragazzi e con orgoglio, sottolinea il fatto di essere al primo posto nelle vendite in Svezia e in altri paesi europei... “Ho superato Harry Potter!” Annuncia con aria di rivincita.
“Parlami della tua terra, raccontami della tua gente, di quei villaggi sul mare”, chiede senza falsi pudori all’amica salentina. “Ogni volta che mi racconti della tua infanzia, quando la nonna diceva il rosario sistemando le orecchiette per lasciarle asciugare, la mia fantasia vola e perfino questi lunghi inverni svedesi sembrano accorciarsi”.
“Il pensiero di sedermi in un caffè sul Mediterraneo mi scalda l’anima e inizio a creare, a sentirmi ispirato”, continua.
“Voglio farti un regalo, Milena, voglio scrivere una storia che racchiuda la forza di una bella amicizia e che abbia il potere di unire i nostri mondi, di superare qualsiasi distanza; creare un mondo dove il tuo sole incontra la mia nordica anima”.
Nasce così “Dall’alto del Cielo al fondo del Mare”, un inno all’amicizia, una preziosa storia colorata di cielo e di mare. Gli stessi colori che dipingono i sogni di ogni bambino.
Finalmente, Martin decide di visitare il Salento con una forte emozione nel cuore. E’ Santa Maria al Bagno a ospitare lui e la sua famiglia.
Michele li accoglie nel suo bed&breakfast vicino al mare con un pacco di friselle, olio e pomodori per condirle, una bottiglia di primitivo e un grande sorriso. Così ogni mattina dopo una breve corsa sul mare, davanti ad una moka profumata di caffè, Martin scrive sul suo balconcino mediterraneo, respirando la brezza marina nel caldo sole di giugno.
“Come scrittore ti senti benvenuto in una terra come questa. La costa frastagliata su questo mare così limpido ti fanno sentire grato di esistere.
Amo questa terra e il pensiero di essa scalderà nuovamente i miei inverni, scioglierà il ghiaccio nelle fitte foreste svedesi perché questo sole brucia dentro per sempre”.
http://www.martinwidmark.se/
![]() |
| Martin Widmark, Milena Galeoto, Pietro Galeoto |
domenica 23 maggio 2010
Disamistade
Che ci fanno queste figlie
a ricamare a cucire
queste macchie di lutto
rinunciate all'amore
fra di loro si nasconde
una speranza smarrita
che il nemico la vuole
che la vuol restituita
(da Disamistade di Fabrizio De Andrè
foto di Milena Galeoto)
- In memoria di Giovanni Falcone -
martedì 13 aprile 2010
Per(le)preziose
Quando un depliant pubblicitario, inizia a prendere forma, è
possibile restituire alla natura un po' di sollievo, trasformando la carta in
perle preziose... Per(le) preziose donne che amano accessori originali che le
rendono uniche.
Iscriviti a:
Post (Atom)























