venerdì 28 dicembre 2012

Fuori dal gregge, una pecora arcobaleno per dire NO agli stereotipi di genere



Fuori dal gregge, una pecora arcobaleno per dire NO agli stereotipi di genere
E' lei, la pecora filosofa Theodor Adorno di nazionalità tedesca, a dirci:
"La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”

Le Pecore Filosofe nascono da un desiderio di provocazione filosofica, invitando quell'animale che per definizione è il simbolo di chi non pensa con la sua testa ad uscire dal gregge cercando nuove angolazioni da cui guardare alle cose, prendendo le distanze dal pensiero unico che non ammette sfumature ma ama restare in superficie, e trovando il coraggio di esprimere e difendere le proprie idee, non in maniera solipsistica o narcisistica, ma restando dentro e fuori il proprio gregge allo stesso tempo. Aspetto, questo, non secondario, che anzi rappresenta la parte più difficile nel processo di costruzione della propria identità: la ricerca di equilibrio tra il desiderio di approvazione all'interno di un gruppo ("gregge") e l'istinto di affermare se stessi al di fuori di ruoli precostituiti.

Nel mondo delle Pecore Filosofe il concetto di pecora nera, simbolo del negativo, prigione di significati che condannano la diversità e riassunto di una realtà che vede come positivo tutto ciò che rientra nei luoghi del noto ed è accettato da tempo e da molti, acquista una nuova dignità, che non si riduce alla semplice accettazione, ma che restituisce al pensiero critico e alla diversità, intesa come unicità di ogni singolo individuo, un valore formativo ed auto formativo. La “pecora nera” suggerisce il valore che il coraggio delle proprie idee ha nella costruzione (e ricostruzione) dell'identità, nella presa di coscienza di ciò che siamo e del senso che assume per noi la vita. Un coraggio che può però nascere ed avere un valore solo dal confronto all'interno del gregge, che perde anch’esso la sua etichetta negativa per trasformarsi in contenitore di differenze, palcoscenico di prospettive, palestra di sguardi sul mondo; a patto che ogni pecora del gregge scelga di vestire i panni di pecora nera e con la speranza che un giorno il colore di ogni pecora diventi una questione irrilevante.

La Pecora Arcobaleno rappresenta l'evoluzione della pecora nera che, una volta affermata la sua differenza come costitutiva della sua unicità, deve poter trovare il suo posto tra tutte le sfumature, tutti i modi e tutti i mondi possibili (direbbe la pecora Leibniz), portando così nel gregge un messaggio importante: che la libertà non è un concetto chiuso e autodefinito, ma un valore costruito e nutrito con altri valori, come il rispetto, la tolleranza, l'accoglienza, la relazione, il confronto, lo scambio, l'apertura. Fino a quando ignoreremo questo, non saremo davvero liberi ma schiavi dell'illusione di libertà.

L'ideatrice è Maria Luisa Petruccelli


Consulente filosofico, si occupa da quasi dieci anni di formazione e della diffusione delle pratiche filosofiche attraverso la realizzazione di progetti rivolti ai gruppi, e di percorsi mirati rivolti alla persona. Nel 2007 ha organizzato il primo Caffè Filosofico a Lecce. E' docente di pratiche filosofiche presso il Centro di Formazione psicofilosofica di Milano e socia del centro di ricerca e consulenza filosofica Finis Terrae di Novara. Le sue aree principali di ricerca sono la narrazione di sé, in particolare nel suo rapporto con la musica (colonna sonora dei ricordi), l'empatia nel counseling filosofico e più in generale nei rapporti interpersonali, il rapporto tra cinema e filosofia. Le Pecore Filosofe sono buffi pupazzi che realizza personalmente utilizzando lana e paste sintetiche. Ogni pecora porta il nome di un filosofo  ed è dotata di un cartellino si cui è riportato il pensiero di quel filosofo.
 L’idea delle pecore filosofe nasce dal desiderio di riportare la filosofia nel quotidiano risvegliando l’abitudine a riflettere su di sé per migliorare la qualità della propria vita attraverso un senso del filosofare ludico e democratico.
Le Pecore Filosofe, ci dice l’autrice, “saranno presto una serie di storie scritte con un linguaggio semplice, adatto ai bambini, perché la filosofia possa guidarli in una crescita consapevole, attraverso il confronto tra più punti di vista”.



Ufficio Stampa

Tel. 3489032976


 

mercoledì 26 dicembre 2012

Il piacere di leggere e come non ucciderlo


Leggere non è solo decodificare i segni tracciati sulla carta: significa vivere infinite vite e storie, immergersi e riflettere sulle vicende virtuali dei personaggi per comprendere meglio noi stessi. Leggendo insieme ad altri e discutendo di quanto abbiamo letto, la comunicazione diviene poi un mezzo di conoscenza collettivo.
Come si guida al piacere della lettura nelle scuole italiane? Ancora oggi si continua a proporre un solo libro di narrativa per tutta la classe, a cui si fanno seguire analisi, verifiche sulle comprensione del testo attraverso schede preconfezionate. Per Chambers il problema fondamentale è proprio quello della scelta, che va messa in relazione alle capacità del giovane lettore ma anche ai suoi interessi.
L’insegnante, come «facilitatore», deve pertanto conoscere bene il mondo del lettore, bambino o adolescente che sia, i suoi pensieri, comportamenti, desideri. A questo deve aggiungere una conoscenza approfondita della letteratura contemporanea, per offrire quei testi in cui i ragazzi possano ritrovare se stessi e il loro mondo. Testi in cui potranno riconoscersi perché i protagonisti pensano, agiscono e si comportano come loro.
Leggere è importante? Secondo Aidan Chambers, che alla scrittura e alla critica letteraria ha dedicato tutta la sua attività, ogni bambino, imparando a leggere e a parlare dei libri che legge a scuola, potrà conservare sia l’amore per la lettura che la capacità di comunicare in modo appropriato ed efficace.
Partendo dunque da questo presupposto, l’autore propone il suo «approccio», più che un metodo sistematicamente definito che ogni insegnante può applicare adattandolo ai propri alunni, grazie alle informazioni pratiche per condurre un incontro a scuola, alle diverse tecniche e ai suggerimenti per guidare i bambini a esprimersi nel modo migliore.
Chambers si sofferma soprattutto sui diversi criteri di scelta delle letture, sulle domande e le frasi chiave per avviare e far procedere la lettura coinvolgendo anche i non lettori.
Arricchito da esperienze e approfondimenti a cura di Maria Pia Alignani e da un saggio introduttivo di Livio Sossi sugli elementi fondamentali della scrittura per ragazzi, questo manuale è indispensabile per gli insegnanti della scuola elementare e media, ma anche per gli studenti universitari di Scienze dell’educazione.

Cara maestra,




La mia maestra -  immagine di Vesna Benedetic
Essere insegnante, oggi, risulta  molto faticoso, a causa di classi numerose in ambienti molto ristretti, condizione che rende un po' tutti irritabili, sia grandi che piccoli. Un presupposto, però, che non deve permetterci di perdere di vista il benessere dei nostri bambini. Nostri, perché è di tutti la responsabilità di accompagnarli serenamente nella loro crescita.
In un percorso educativo che mira ad educare alle regole di una convivenza civile, non si dovrebbe "urlare" o usare metodi drastici come l'uso del  fischietto: sarebbe una sconfitta della scuola.
Creare un ambiente positivo dovrebbe essere l'obbiettivo principale a cui si dovrebbe mirare per tramutare la Scuola del Disagio in Scuola del Benessere.
Maggiore apertura dell'istituzione scolastica con le famiglie, potrebbe essere una strada praticabile, sensata per superare insieme gli ostacoli dettati da un paese che poco investe nell'Educazione.
La scuola siamo noi ed è giusto incontrarci, conoscerci, mettere a disposizione della comunità scolastica le nostre risorse, promuovendo iniziative che possano coinvolgere e rendere partecipi i genitori. Sostenendo laboratori creativi, di lettura, incontri condotti da esperti di educazione per mettere in discussione tutte quelle dinamiche che impediscono la realizzazione di una Scuola Positiva, per abbassare i livelli di stress dovuti alle aspettative di risultati didattici che, spesso, non considerano l'importanza del percorso.
Meno competizione e maggiore valorizzazione della persona, rispettando i tempi e le capacità di ciascun bambino perché nessuno sia penalizzato, punito o sgridato...ma ascoltato, guidato e sostenuto.
Educare alla gentilezza, è possibile... basterebbe già iniziare a sorridere di più perché non è colpa dei bambini se viviamo stati di frustrazione a causa dei tagli scolastici da parte del governo, non è colpa loro se ancora non conoscono le regole se non c'è chi gliele spiega dialogando ma le pretende urlando.
Basterebbe iniziare a mettersi nei panni dei più piccoli per comprendere quanto possa essere demoralizzante, avvilente, essere sgridati di fronte a tutti. Ci si sente soli, feriti, sbagliati, si vive uno stato di frustrazione profonda. 
Allora, come direbbe Gianni Rodari:
"Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?"

Milena Galeoto


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/tempi-moderni/frase-39082>

domenica 16 dicembre 2012

Infinite GRAZIE...

Insieme all'ambasciatore di Svezia in Italia, Ruth Jacoby : Assosvezia
 Sono molto onorata di aver ricevuto questo riconoscimento e felice di promuovere un paese come la Svezia che mi ha insegnato a chiamare le persone per nome, al di là del genere di appartenenza perché un paese civile, riconosce il valore delle persone, le tutela, le sostiene e in questa dimensione ognuno diventa una risorsa attiva per il proprio paese. La Svezia investe nell'educazione perché si possa esercitare fin da bambini una convivenza civile che ponga come obbiettivo principale: il benessere collettivo. Per queste ragioni ritengo che la Svezia possa essere un valido esempio per il nostro paese e questo premio è per me un incentivo che mi indurrà a fare sempre meglio. Ritorno in Puglia con un bagaglio di sorrisi, abbracci e tanta riconoscenza, quella che gli svedesi riescono ad esprimere con un intenso calore umano, così come il sostegno delle persone che in questi anni mi hanno accompagnato in questo percorso, che hanno creduto alla possibilità di rendere la cultura una strada "comune" fuori da salotti e privilegi, ma un bene prezioso e condivisibile: una risorsa fondamentale per crescere insieme, un impegno civile.
Milena Galeoto

Promotore della Svezia 2012



Giocando s'imparano i valori fondamentali - Educazione pre-scolare in Svezia

di
Anette Sandberg
Eva Ärlemalm-Hagsér
Mälardalen University Sweden
(Traduzione a cura di Milena Galeoto)

In Svezia, l’educazione nelle scuole dell’infanzia è unica nella sua combinazione di apprendimento e di gioco, per la cura e la promozione dei valori fondamentali, quali:  i diritti dei bambini, la parità di genere e l'educazione per lo sviluppo sostenibile.               

Il Ministero dell'Istruzione e della Scienza, in Svezia,  è responsabile del sistema educativo dalla scuola materna all'università. Le scuole dell'infanzia sono disponibili per i bambini di età compresa tra 1-5 anni e sono utilizzate dall’ 82% dei bambini del paese (Agenzia nazionale per l'educazione, 2009). La democrazia è alla base di tutte le attività. L'inviolabilità della libertà individuale e l'integrità, il valore di tutte le persone, l'equità tra i sessi, e la solidarietà con i più deboli sono valori da promuovere nell'apprendimento di tutti i giorni. Questi principi sono sostenuti nei programmi scolastici. Considerare i bambini come individui con competenze, esperienze, interessi, conoscenze e abilità dovrebbe essere il punto di partenza per le attività scolastiche quotidiane. Un aspetto importante del curriculum nazionale svedese è di valorizzare il “percorso” più che "l’obbiettivo da raggiungere" (Ministero dell'Istruzione e della Scienza, 2010). I valori fondamentali dei diritti dei bambini, della parità di genere e dell'educazione per la sostenibilità sono discussi in relazione alla corrente ricerca svedese in ambito dell'educazione prescolastica, con particolare attenzione sul gioco e l'apprendimento.      

Gioco e apprendimento             

Il nuovo Curriculum svedese prescolare  (anno 2010) sottolinea l'importanza del gioco per lo sviluppo e l’apprendimento dei bambini. Oggi, si riconosce che l'apprendimento si attua in età prescolare e non solo quando i bambini iniziano la scuola (Johansson e Pramling-Samuelsson, 2006; Pramling-Samuelsson e Asplund-Carlsson, 2008; Agenzia nazionale per l'istruzione, 2008). Pramling-Samuelsson e Johansson (2006) sostengono che il gioco e l'apprendimento sono dimensioni inseparabili.  Lo studio di Sandberg e Vuorinen sottolinea che i bambini stessi non fanno distinzione tra gioco e apprendimento. Gli scolari, tuttavia, fanno distinzione tra l’apprendimento, come qualcosa che accade in classe, e il giocare, che si verifica durante la pausa pranzo, e forse durante l’educazione fisica. Si sostiene che l'apprendimento ludico nell'educazione della prima infanzia possa fornire le basi per un maggiore successo scolastico. Questi studi hanno riscontrato che gli insegnanti quando sostengono il gioco, ottengono i migliori risultati educativi. I bambini nelle aule dove normalmente si "gioca" acquistano abilità di alfabetizzazione e logica di un livello superiore, un linguaggio più avanzato e capacità di relazionarsi. Imparano in questo modo a gestire anche il loro comportamento fisico e cognitivo.
Nelle classi in cui il gioco non è stato accolto, gli insegnanti hanno avuto problemi come la gestione della classe ed è diminuito l'interesse per la lettura e la scrittura.

La ricerca mostra anche forti legami tra la qualità del gioco in età prescolare e il rendimento scolastico negli  anni successivi (Bodrova &amp; Leong, 2003; Malone &amp; Tranter, 2003; Russ, 2003).      
Grazie al gioco, gli insegnanti possono aiutare l'apprendimento e lo sviluppo dei bambini (Bodrova &amp; Leong, 2003). Malone e Tranter (2003) sostengono che il gioco non è solo un'attività piacevole ma anche un processo attraverso il quale i bambini imparano. Il gioco sostiene capacità di problem solving e crea opportunità e situazioni dove i bambini possono sperimentare ed essere creativi. Gli insegnanti nella ricerca di Bodrova e Leong (2003) hanno dimostrato che i bambini imparano molto attraverso il gioco.
Lo studio è stato condotto anche attraverso il punto di vista dei bambini su come gli insegnanti giocano con loro. In uno studio di Sandberg (2002), bambini dai cinque anni-nove anni hanno espresso una serie di idee su come gli insegnanti dovrebbero contribuire, ad esempio, insegnando le regole o offrendo un sostegno pratico e morale, o porsi in modo amichevole.

Fare amicizia è un aspetto significativo nei giochi dei bambini. Gli amici sono importanti, perché i bambini diventano consapevoli di se stessi attraverso gli altri. Il gioco è fondamentale per avere consapevolezza anche dell'ambiente circostante. Esso contribuisce alla crescita morale e della personalità. Mead (1995) ritiene che l’interazione con gli altri e i diversi ruoli all'interno del gioco sono fondamentali per lo sviluppo psicologico e cognitivo dei bambini.
Gli insegnanti e gli amici hanno un ruolo importante per l’apprendimento dei bambini.
L'interazione e la cooperazione tra di loro è di vitale importanza sia per l'individuo che per  il gruppo (Mead, 1995; Pramling-Samuelsson e Asplund-Carlsson, 2008).               
Un altro aspetto importante del gioco è che i bambini imparano a stare insieme con gli altri. Nel gioco, l'aspetto importante è fare amicizia. Nello studio condotto da Sandberg e Vuorinen (2006) su  86 bambini dai tre ai 12 anni che sono stati intervistati riguardo il gioco e l'apprendimento, si è riscontrato che le abilità sociali sono al centro dell’apprendimento, sia in età prescolare che scolare. I bambini tendono ad essere ben consapevoli del fatto che il mancato rispetto delle regole all'interno del gruppo può portare all’esclusione dal gruppo stesso. I bambini più piccoli , riguardo le regole per essere in gruppo, parlano in termini come non prendere in giro qualcuno o alzare le mani per non essere esclusi dal gruppo. I bambini più grandi, invece, parlano in termini di cooperazione, lavoro di squadra, empatia, descritti come caratteristiche importanti quando ci si relaziona con gli altri all’interno di un gruppo. Molti dei bambini hanno dichiarato di sviluppare le loro abilità di gioco partecipando al gioco.


Valore: Diritti dei bambini          

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (1989) afferma che i bambini hanno il diritto di essere coinvolti e di essere ascoltati nelle questioni che li riguardano, e che l'istruzione deve considerare il  punto di vista dei bambini, dare ai bambini una voce, ascoltare le loro osservazioni, prendendoli seriamente. Vedendo il bambino come individuo capace di esprimere la sua posizione è molto importante per consentire il riconoscimento e il rispetto reciproco tra i professionisti e bambini (Bae, 2004). Lo scopo è quello di dare ai bambini l'opportunità di sviluppare la comprensione della democrazia, e prendere parte al processo decisionale, e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.


Partendo dal punto di vista del bambino significa creare pratiche didattiche quotidiane che sono in accordo con il modo di pensare e di comunicare dei bambini (Johansson e Pramling-Samuelsson, 2003). Prestando attenzione ai modi propri dei bambini di esprimere le loro idee, aiuta i professionisti della prima scuola dell’infanzia a conoscerli e sostenerli al meglio (Johansson e Pramling-Samuelsson, 2003).


Valore: La parità di genere 

In Svezia, la discussione e la legislazione in materia di parità di genere ha avuto un posto di primo piano sulla scena politica dal 1960. L’istruzione della prima infanzia deve essere in accordo con i valori fondamentali su cui si fonda la società svedese (Ministero dell'Istruzione e della Scienza, 2010). Due di questi valori sono l'uguaglianza tra i sessi e pari diritti di tutte le persone. Essi indicano che le ragazze e i ragazzi devono avere le stesse opportunità di sviluppare ed esplorare le proprie capacità e interessi, senza limitazioni imposte da ruoli di genere stereotipati e modelli. Di conseguenza, i professionisti della prima infanzia dovrebbero lavorare per contrastare modelli di genere tradizionali e ruoli di genere.  


Ma come è percepita e  gestita tale questione nella pratica quotidiana delle scuole materne svedesi?
Alla fine degli anni 90, il governo svedese ha ricevuto indicazioni da parte dei professionisti della prima infanzia . Pertanto, il governo ha finanziato un programma  pedagogico sull’educazione di genere nel 2002. L'obiettivo era quello di educare i professionisti della prima infanzia per superare gli stereotipi nell’educazione.  Nel 2003,  Il governo ha, inoltre, deciso di costituire una '”Delegazione per l'uguaglianza nella Scuola dell’Infanzia”. Il suo compito è quello di dare un sostegno finanziario per i progetti educativi che educano alla parità. - E' importante che il personale in età prescolare lavori attivamente per la parità tra ragazzi e ragazze '...' e discuta su come l'ambiente educativo può essere progettato per rafforzare la parità tra i sessi il lavoro '(Agenzia nazionale per l'educazione, 2005, p. 29).           


Valore: Apprendimento per lo sviluppo sostenibile       
Nelle scuole dell'infanzia svedesi, l'educazione ambientale è stata una parte importante del programma prescolare fin dal programma ministeriale del 1987. Le intenzioni erano, e rimangono, per promuovere la consapevolezza ambientale dei bambini e promuovere un approccio ecologico (Ministero dell'Istruzione e della Scienza,

lunedì 3 dicembre 2012

Scatola vintage

Scatola Vintage by Milena Galeoto
Trovo che le confezioni di cartone dell'Ikea siano molto resistenti e si prestino facilmente per la realizzazione di contenitori e scatole. Così, dopo aver realizzato le rose con strisce di giornale imbevuto di acqua e colla, dopo averle fatte asciugare per bene al sole, e averle dipinte di bianco, ho verniciato la scatola, in maniera non precisa, così da donarle un aspetto vintage, visto il colore beige che s'intravedeva dalle pennellate.
quache foro per inserire le rose, incollandole e ... adesso so dove mettere occhiali da sole, lettere, e tutto quello che mi ritovo in tasca.



Porta colori multiplo per Laboratori Creativi

Portacolori Multiplo by Milena Galeoto
Una semplice idea nata osservando i bambini durante i laboratori, dove, normalmente, ero solita portare una grande scatola con tutti gli accessori.
Così, era facile trovarsi di fronte a  vere e proprie zuffe, tutti a pescare colori, talvolta, litigandosi, dicendo: "L'ho preso prima io!" ... "Ma io non trovo l'azzurro!" ... "mmm, e il rosso, dov'è?!"

Un cartone rettangolare, ho pensato... interessante, ma mancherebbe qualcosa, cosa? 
Gli scomparti!

Visto che casa mia è un deposito di materiale di riciclo, non è stato difficile trovare cartoncini da ritagliare.

Dopo aver raccolto tutto il materiale, ho iniziato a creare questo portacolori multiplo che mi era venuto in mente.

Armata di santa pazienza, visto che misurare e dividere non è il mio forte, ho iniziato a:

1) Prendere le misure, suddividendo il perimetro del cartone in tante celle.

2) Ritagliare i cartoncini per realizzare gli scomparti.

3) Assemblandoli e incollandoli con colla vinilica.

4) Strappando fogli di giornale, imbevendoli in acqua e colla, rivestendo poi l'intero manufatto.

5) Il tempo di asciugatura (circa una giornata) e pronto per essere dipinto con tempera bianca, un colore che lo rende un po' vintage.

6) Finalmente, sarò felice di mostrarlo ai miei piccoli amici, che riusciranno a trovare con più facilità i colori che più preferiscono.

 


Pronti per nuove avventure artistiche!

Milena


giovedì 15 novembre 2012

Invisible Parents


Quando ti volti e guardi tutti i tuoi ricordi, inizi a intuire quanto dev'essere stato difficile. Cominci a capire chi sono i tuoi genitori in realtà, le scelte che hanno fatto e quelle che sono state fatte da altri al posto loro, e dopo tu
tte le risate, le lezioni, e l'amore, comprendi che i genitori sono solo bambini diventati grandi e solo allora ti rendi conto di quanto sia difficile in realtà il mondo e quanto sei davvero grato a loro per il sacrificio che hanno fatto per amarsi, e per amarti. Guarda indietro, e poi guarda avanti, la maggior parte dei paesi Europei non riconosce questa famiglia.



martedì 30 ottobre 2012

L'amore di una nonna

Illustrazione - Milena Galeoto
Quando sento l'odore di alloro, mi viene in mente l'immagine della nonna seduta in cucina, davanti alla finestra, a piegare il bucato sulle gambe. Mi bastava vederla per sentirmi protetta. Poi quando
finiva, prendevo una sediolina e sedevo accanto a lei, appoggiando la testa sulle sue ginocchia. Lei mi accarezzava e in quel silenzio ho coltivato l'amore per la vita.

#Grazie, nonna.

giovedì 25 ottobre 2012

La macchina per fare i compiti e altre storie

"Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?" Diceva, giustamente, Gianni Rodari.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro che contiene anche le "fiabe lungo un sorriso". Racconti brevi, ideali per alleggerire le tensioni scolastiche e sostenere il piacere alla lettura, all'ascolto e al dialogo



sabato 20 ottobre 2012

Missione compiuta

Carissimi piccoli Agenti Antimostri,
avete egregiamente superato la prova di coraggio, BRAVI!
Lena- Sleva

p.s. giusto un piccolo ripasso grammaticale per il prossimo incontro... Tack!

lunedì 15 ottobre 2012

I bambini imparano ciò che vivono

 http://www.ildireeilfare.it/wp-content/uploads/2011/02/istockphoto_4715950-children.jpg

Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare
Se i bambini vivono con l'ostilita', imparano a combattere
Se i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi
Se i bambini vivono con la pieta', imparano a commiserarsi
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli
Se i bambini vivono con l'incoraggiamento, imparano a essere sicuri di se'
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
Se i bambini vivono con l'accettazione, imparano ad amare
Se i bambini vivono con l'approvazione, imparano a piacersi
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che e' bene avere un obiettivo
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi
Se i bambini vivono con l'onesta', imparano a essere sinceri
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos'e' la giustizia
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se' stessi e nel prossimo
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo e' un bel posto in cui vivere


venerdì 12 ottobre 2012

Educare alla democrazia a partire dalla scuola

 di Milena Galeoto

Quando un paese non investe sull'Educazione, è naturale che tutto il sistema sia allo sbando, che ognuno pensi a se stesso. Teoricamente viviamo in un paese democratico ma non siamo educati alla democrazia. Ecco perchè insisto a divulgare nelle scuole l'esercizio alla democrazia più che l'ansia di far apprendere precocemente la scrittura e la lettura. Educare alla democrazia anche i genitori, attraverso incontri dove ci si presenta per nome, dove non si prevarica l'altro alzando il tono della voce e dove consapevolmente il "bene comune" possa essere l'obbiettivo da perseguire. Così, come madre o padre, prima di volere qualcosa per mio figlio, penso al resto della classe, alle possibilità degli altri genitori, prediligendo la possibilità che tutti i bambini possano condividere uno stato di benessere più che un sistema competitivo. Per questo, non essendo noi adulti abituati a pensare democratico, molti di noi sono vittime della "competizione", della "sindrome da prima donna". Invito, invece a sforzarsi di accogliere l'altro come risorsa, invitandolo alla conoscenza, qualora fosse prevenuto di fronte ai diritti imprescindibili di una persona. Educando... Noto invece che in uno stato di isolamento, di mancato dialogo, si dia più spazio all'interpretazione, ai preconcetti, a forme bieche di individualismo dove l'altro viene visto come persona da usare per i propri obbiettivi personali. E in questo senso lo stato democratico diventa privo di fondamenti necessari per tenerlo in vita. Rivalutare il concetto di "persona" è il primo passo per ricostruire uno stato democratico.
A mio avviso,  non è poi così difficile educare alla democrazia. Basterebbe che gli insegnanti dedicassero più tempo all'ascolto, rendendo partecipi i bambini e non il libro. Se non si educa alla partecipazione, se non s'instaura il piacere della stessa, è difficile crescere con la capacità di vedere l'altro oltre il proprio micro-mondo. E poi è così piacevole educare i bambini, rilassatamente ad affrontare un argomento insieme. Bisognerebbe portare loro a capire, a trovare la soluzione, ad arrivare al concetto. Senza imporre drasticamente cosa si "deve" fare. 
Ecco perchè poi da adulti, in questo attuale sistema scriteriato, attendiamo sempre che gli altri ci risolvino i problemi.

giovedì 11 ottobre 2012

MISSIONE ANTIMOSTRI con Lena-Sleva


Per un mondo più gentile, direttamente dalla Svezia, l'istruttrice Lena-Sleva vi aspetta a Lecce per istruire nuovi agenti antimostri, per combattere mostri e bestie selvagge che rendono brutale il nostro mondo. Anche tu come Nelly Rapp, potrai diventare il prossimo agente antimostri capace di rendere innocui, mostri sospetti.
Sabato 20 Ottobre, alla Libreira Palmieri di Lecce, le lezioni avranno inizio alle ore 18:00: non mancare!
Per info e prenotazioni:  
via Trinchese, 62
tel: 0832 314144
email: libreriapalmieri@email.it

1a Giornata Mondiale delle Bambine

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Oggi, è la prima giornata mondiale delle bambine. Mi chiedo se a scuola si parli della realtà tormentata che molte bambine tra gli 11 e 15 anni vivono, costrette ad essere già adulte, spose, col destino già segnato e deciso da brutali aguzzini. Talvolta morendo in giovane età a causa del parto. Sono storie terribili dalle quali vorremmo proteggere le nostre figlie, ma è possibile parlarne con un linguaggio semplice perchè possa maturare in loro la sensibilità di vedere oltre i castelli dorati che li costruiamo intorno, perché possano crescere consapevoli, partecipi. Capaci di conoscere e difendere i loro diritti, fin da bambine.

venerdì 28 settembre 2012

Maschere di cartone riciclato, dipinte con colori a tempera e pastelli
Signora mia... si sa, ai giraffini piace molto giocare a palla. Ma appena inforni una torta di foglie d'acacia, corrono subito a fare merenda!

lunedì 24 settembre 2012

Più amore meno merendine

Nell'infanzia, a mettere in moto il tuo motorino di avviamento dovrebbero essere i tuoi genitori. Il loro amore equivale alla loro stima. Al riconoscimento del tuo valore e della tua legittimità nell'occupare un posto in questo mondo.
È come dirti: tu sei degno di vivere e il mondo è contento di averti nelle sue fila.
La loro stima mette in moto la stima di te stesso.
È per questo, che è importante dare amore e quindi stima ai propri figli, più che giocattoli e merendine. Per questo, è importante insegnare ai propri figli ad affrontare le difficoltà, invece che evitargliele o risolvergliele.
Perché imparando ad affrontarle e risolverle acquistino stima in se stessi. Per metterli nella condizione di costruire quella stima e quell'amore per se stessi che sarà alla base della loro felicità.
(G.C.Giacobbe)

domenica 23 settembre 2012

La mia vita è fuori dal circo

Giorgia, 5 anni, è triste per aver appreso questa notizia... e si è ricordata quando sulla strada del mare ha visto una giraffa in gabbia, accanto alle roulotte di un circo.
La giraffa è per lei il simbolo dell'essere buoni, saggi: nonostante le sue dimensioni, lei vive spensierata mangiando le foglie dagli alberi.

La mia vita è fuori dal circo
My life is out of the circus
(Giorgia)


... E invece nei circhi, la costringono in gabbie anguste, ad esibirsi, pungolata dai domatori, come fosse un un fenomeno da baraccone.

Giorgia ha paura dei circhi circondati da gabbie di animali perchè in cuor suo sa che solo delle persone cattive riuscirebbero a tenere prigionieri gli animali, per far divertire umani senza cuore.

Sei hai un cuore, non andare a questo genere di circo!

 Interessante articolo di Cristina Nadotti su questo tema

venerdì 21 settembre 2012