martedì 6 gennaio 2015

L'Epifania nella tradizione franco-quebecchese


Qui serait Roi?/Chi sarà Re?

Se dalle nostre parti, il giorno dell'Epifania, la nostra amata Befana porta ai bambini italiani una calza piena di dolci e piccole chincaglierie, qui a Montréal, i bambini festeggiano questa giornata con la Galette de roi, dove all'interno di una porzione è ben nascosta una figurina, una fève (fava) nella trazione, e il bimbo che la troverà sarà eletto Re o Regina per un giorno.
Un dolce gustoso e semplice da realizzale

Ingredienti necessari

2 dischi di pasta sfoglia

· 3 uova intere ed 1 tuorlo
· 130 gr. di zucchero a velo
· 100 gr. burro a temperatura ambiente
· 60 gr. di farina
· 150 gr di farina di mandorle
· Mezza stecca di vaniglia

Per la crema marzapane:

Amalgamate lo zucchero a velo e il burro a pezzetti fino a che il composto diventa chiaro e cremoso, incorporando una ad una le 3 uova e i semi di vaniglia. A parte si mescola la farina 00 con la farina di mandorle per aggiungerla al composto precedente.

Adagiate il primo disco di pasta sfoglia in una tortiera dove avrete ben disposto un foglio di carta da forno, sistemate la crema di marzapane lasciando un bordo di due centimetri e in una parte di essa nascondeteci una figurina o una fava, bagnate un po' il bordo e ricoprite tutto con l'altro disco di pasta sfoglia, premendo leggermente, al fine di unire i due dischi di pasta.
Disegnate con la punta di coltello una raggiera, una scacchiera o le decorazioni che meglio pensate di fare.

Lasciate infine riposare il dolce per almeno un paio d'ore in frigo.

Successivamente, spennelateci sopra un tuorlo d'uovo sbattuto e infornatelo a 170/180° per 30 minuti

                                                     Bon Appétit et bonne chance au futur roi!
 



domenica 4 gennaio 2015

A Montréal mangi italiano

da Spagine

di Milena Galeoto


“Mamma, che voglia di lasagne che ho!”
Con queste parole l’ultima domenica dell’anno passato, mi sveglia la mia dolce bambina a seimila chilometri dal nostro paese, dove per fare questo piatto, hai già in mente dove andare a procurarti gli ingredienti: a pochi metri da casa. Così, non mi perdo d’animo per realizzare uno dei piatti tipici nostrani che accompagnano i giorni di festa.
Dopo una bella colazione (canadese!) con pancake e succo d’acero, un caffè per me, che qui ormai chiamo tisana alla caffeina, pensiamo bene di recarci nella nostra amata “Petite Italie”, alla ricerca di lasagne, parmigiano (che non è il parmesan!), salsa di pomodoro e tutti gli ingredienti necessari  “made in Italy”.
Arrivate a bouvelard St-Laurent, la strada che congiunge tutte le maggiori comunità del mondo che si suddividono in quartieri, abbiamo preso il bus 55 che ci lascia proprio d’avanti al nostro amato  supermarket “Milano”, nel cuore del quartiere italiano. Un luogo dove la tipica esposizione gastronomica all’italiana, bella, ricca e generosa di prodotti, ti sazia a prima vista! Come una bedda matri che ti accoglie a braccia aperte in una casa che profuma di buono, e dove le papille gustative prendono parola per esclamare in coro un “mmmmh!”

Che meraviglia attraversare i corridoi traboccanti di prelibatezze caserecce: paste di tutti i formati, pomodori in tutte le salse e immagini di forzute massaie con le mani sui fianchi, come a dirti: “adesso si mangia sul serio!”.
Per un attimo, perdo di vista Giorgia che ritrovo a bocca aperta davanti al tempio dei formaggi, con le manine sul vetro del banco frigo dove ci sono loro, i regnanti indiscussi del sapore: gigantesche forme di Parmigiano Reggiano.
Se dovessi rifarmi alla teoria darwiniana, direi che nel DNA di noi italiani è insito questo piacere del gusto e di fronte a monumenti della nostra cucina, non possiamo che restare in uno stato di contemplazione, che il Parmigiano ce lo mettono già nelle pappe dello svezzamento!
Proseguiamo il nostro viaggio incantato tra fusilli e rigatoni, salamini e tortellini, torroni e panettoni, vedendo negli occhi della mia piccola compagna d’avventure, vera beatitudine.
Ah, come ci si sente a casa quando dai banconi dei salumi vedi spuntare i sorrisi aperti di chi sa di possedere tesori nel regno dell’abbondanza. Quando appena girato l’angolo del reparto pasta, ti spunta qualcuno nel suo bel camice candido e retina accuratamente posta sulla testa, per offrirti una porzione di penne all’arrabbiaTTa (come dicono qui).
Oh yes, darling, tu puoi vivere da cinquant’anni in un altro paese, parlare a stento la lingua della tua infanzia, ma restare very italian quando si tratta di cibo, quello della tua tradizione, che come nelle parole di una preghiera, quelle restano nei secoli dei secoli (amen!).
Dopo aver riempito il carrello con gli ingredienti per il primo, il secondo, contorno e dessert (d’accordo, per i primi, i secondi e i desserts… per almeno un’italian week!), pagato in dollari canadesi, una sosta obbligatoria è al Caffè Italia, poco dopo Milano perché le mie papille riapprendano il gusto avvolgente di un vero espresso, pronte in un’ola di gioia.
Caso ha voluto che perfino la neve si sciogliesse questa domenica a Montréal (un evento eccezionale a fine dicembre, qui) per l’occasione, per donarci un clima familiare. E ogni volta che penso se mi manchi il mio paese, posso ammettere che quando lo porti nel cuore, riesci a ritagliarti una “Petite Italie” ovunque tu vada.
(Ph/Milena Galeoto)







domenica 2 novembre 2014

Halloween - notte di streghe, vampiri e dolcezze




di Milena Galeoto

Montréal, 31 Ottobre 2014

L’appuntamento è alle 6 pm (o à 6 heure come si dice da queste parti) a Rue Drolet angolo Rue Rachel Ouest. Qualche ritocco al trucco, categoricamente spaventoso, una borsa robusta che possa contenere tante caramelle e si parte per celebrare la notte di Halloween.
E’ la prima volta che assistiamo da vicino questa festività e ci sorprende come sia parecchio sentita da queste parti, tanto che i preparativi iniziano abbondantemente qualche mese prima.
L’arancio delle molteplici zucche che decorano abitazioni, negozi e strade, si mescola bene alle vaste distese di foglie gialle e rosse, donando alla città il tipico mélange autunnale.
Il bus ci attende e la temperatura inizia a pizzicare il naso, annunciando l’arrivo dei primi freddi. Facciamo un po’ di ripetizioni del rituale “trick or treat” (dolcetto o scherzetto) appreso a scuola, con la raccomandazione di bussare solo alle abitazioni con la luce accesa, dove sono allestite le macabre decorazioni.
Riconosciamo da lontano il gruppo di bambini e genitori che ci aspettano, e già ascoltiamo le urla dei piccoli mostri alla rincorsa del dolce bottino che li attende questa sera.
E’ sorprendente come questo giorno riesca ad animare interi quartieri, come la gente apre le porte di casa, si traveste per l’occasione e fa provviste di dolci da donare ai bambini, perché in fondo è la loro festa, sono loro i protagonisti indiscussi.
Porta dopo porta, salendo le tipiche scale delle abitazioni montrealesi, poste all’esterno per garantire più spazio negli edifici e una distanza di sicurezza dalle strade, ciascun bambino in fila, arrivato alla soglia di ogni porta, apre il suo fagottino per riempirlo di nuove prelibatezze.
I genitori sono pronti alle loro spalle con la cosiddetta busta di sicurezza dove, dopo un po’ di giri, i piccoli avventori versano le caramelle per alleggerirsi del loro carico che in poco tempo raggiunge il chilogrammo. Non solo i privati donano le caramelle ma anche i commercianti, e le botteghe più visitate sono i numerosi Dépenner. Famosi da queste parti, simili un po’ ai nostri negozi alimentari, e letteralmente il loro nome significa riparare, venire in soccorso, nati per agevolare gli acquisti in pieno inverno con il trasporto a domicilio. Ma gli scenari più belli di questa grande ricorrenza sono allestiti nelle Ruelles, le tipiche stradine secondarie dove si affacciano gli interni delle abitazioni, i luoghi dove normalmente si ritrovano i bambini a giocare e che oggi sembrano corridoi vestiti a festa, con le file di luci e fantasmi che si perdono da una palazzina all’altra. Siamo organizzatissimi, è difficile che le nostre piccole creature delle tenebre si perdano con noi, con un genitore posto all’inizio della carovana e un altro in coda, con i loro pollici alzati, pronti quando è tempo di muoversi alla successiva postazione. Siamo una squadra imbattibile, ci nutriamo di zuccheri e nessuno ci ferma, tranne i cartelli con su scritto: “PLUS DE BONBONS – Dèsolè!”. (Photo/M.Galeoto)

Photo: ©Milena Galeoto













martedì 21 ottobre 2014

Farmacie supermercato Jean Coutu, il rimedio lo trovi tu...

Le farmacie supermercato Jean Coutu hanno i reparti suddivisi per organo, dove puoi anche farti le fotocopie, le fototessere (che sconsiglio in questo luogo perché esci sempre un po' malaticcio), trovare un vasto assortimento di caramelle e dolciumi, adiacente al reparto igiene orale e diabete. Naturalmente, se cerchi un pacco di assorbenti, attraversi un lungo corridoio che contiene la storia del pannolino, dal bebè all'anziano incontinente, passando per l'età fertile. La cosa interessante è che superando il reparto bebè che contiene tutto, ma proprio tutto quello che serve al bebè, dal latte, ai prodotti per lo svezzamento, ai rimedi primi dentini, ai giochi, all'igiene etc., ci sono due colonne di anticoncezionali (e ditemi se questo non è marketing!). Se poi pensi di sentirti costipato o di avere il colon irritato, devi passare prima attraverso lo stomaco e superare il labirinto intestinale, sempre che si tratti di problemi legati all'alimentazione o allo stress (oddio, l'ho nominato...). Per quest'ultimo problema c'è proprio un'insegna intermittente: stress-stress con la gigantografia di una che si mangia le unghie, adiacente all'uscita. Ecco se arrivi a quel reparto, avendo superato tutti i reparti e organi, letto accuratamente diverse confezioni, posologie e controindicazioni, appreso la storia del pannolino, del bebè tiranno, persa nel labirinto intestinale, come minimo ti compri RESCUE REMEDY e ti spari dieci gocce sublinguali prima ancora di arrivare alla cassa, dimenticando il motivo per il quale eri entrato: le fotocopie.

domenica 12 ottobre 2014

Les tam-tams du Mont-Royal

Foto/Milena Galeoto

di Milena Galeoto


E’ domenica pomeriggio a Montréal quando decido di attraversare Rue Saint-Laurent, l’arteria principale della città, denominata la strada di mezzo, la spina dorsale del paese, lunga 42 km, quanto il perimetro dell’isola. E’ su questa strada che si alternano i diversi quartieri, incluso Little Italy. 
C’è la fiera sul corso. D’estate ogni quartiere, apre le porte di case e negozi che si estendono fin sopra i marciapiedi con bancarelle dove espongono tutta la merce in saldo. E anche gli abitanti montano delle tavole, sulle quali vendono manufatti artigianali del loro paese d’origine, cianfrusaglie vintage dei loro appartamenti. I protagonisti, naturalmente, sono giovani e bambini. 
Ti accorgi di quanto sia giovane questo paese, per la miriade di ventenni che si ritrovano nelle piazze, durante queste giornate, improvvisando una festa col dj di turno, esponendo magliette con le stampe più bizzarre, angoli bar fai da te, e tra loro c’è perfino chi allestisce un angolo da barbiere, specie se Jamaicano perché loro sono considerarti i migliori a tagliare i capelli.

Si respira arte per le strade e i murales sono vere e proprie opere urbane, finanziate dal comune che offre agli artisti di strada delle sofisticate impalcature. Montréal è considerata la capitale degli artisti, vengono da ogni parte del Québec, dell’America, e anche dalla vecchia Europa per mescolarsi insieme in tanti stili, per celebrare insieme la “libertà d’espressione”.
Mentre passeggio lungo Saint-Laurent, incrocio i diversi paesi latini che si susseguono sulla strada.
Cammino, percorro chilometri senza accorgermene perché ogni angolo mi sorprende piacevolmente, la domenica basta equipaggiarsi bene, procurarsi un vecchio container e realizzi un negozio, t’incontri con amici musicisti e improvvisi un’orchestra. 
Mi porto verso la montagna, attraversando vicoli stretti, le zone più suggestive del quartiere Plateau de Mont-Royal. Dalle case addossate esce odore di cucinato, a ogni ora del giorno. Ho presto imparato qui, che mangi quando hai fame perché quando si convive con tante etnie ti adegui ai ritmi dell’essere umano, fuori dalle abitudini della tua cultura. Mi sorpassa veloce un bambino sul monopattino, sicuramente questa è la sua Ruelle per come sembra sicuro della strada che percorre da solo. Incontro una donna, un’anziana di colore e le chiedo se può prendermi una foto perché ho voglia di fissare la mia immagine in questa dimensione dove ritrovo me stessa. Mi dice che se proseguo verso la montagna, sentirò i tam-tams, sì, perché ogni domenica la gente si ritrova sulla montagna, in una sorta di rituale collettivo di liberazione e benessere. Molti si caricano sulla spalla un jambei, delle bacchette, e c’è perfino chi si arrangia con coperchi e pentole, e insieme si batte allo stesso ritmo una musica tribale.
Un rituale che si ripete dalla fine degli anni ’60 inaugurato dalla generazione hippie. Salgo verso la montagna e ai piedi di un’enorme statua della libertà e indipendenza, si apre ai miei occhi uno scenario incredibile: migliaia di persone costellare l’enorme monte, distese sul prato, in vortici di danza, a battere il ritmo che celebra la vita. Grandi, bambini, anziani, bianchi, neri, di ogni razza e genere che hanno in comune un’espressione di beatitudine.
Mi fermo ancora davanti a questo scenario ma è impossibile stare a guardare senza lasciarmi prendere dal ritmo. Ho voglia di celebrare la vita anch’io, di purificarmi da tutte le inutili mortificazioni vissute nel mio mondo, ho voglia di liberarmi per rinascere a Montréal, libera da pregiudizi, da inutili pensieri, e sento che il mio cuore torna a battere forte a ritmo del tam-tam. Saluto la gente che ho conosciuto, tanta, saluto Steve, musicista Jazz. Rodrigo, muratore appassionato batterista. Lorena, impiegata delle poste che la domenica a piedi nudi balla finché non tramonta il sole. Il sole è basso e illumina i grattacieli di Down Town, scendo dalla montagna e decido di cenare all’americana, prendo un hamburger, patatine e un tè freddo della casa. Torno a casa con tante immagini e suoni nella mia mente, e capisco che a Montréal, anche se hai le scarpe bucate, ti senti la persona più ricca del mondo perché sei un uomo libero. 



martedì 16 settembre 2014

Agenda di scuola

L'agenda, uno strumento fondamentale per restare in contatto con le famiglie.
Per scoraggiare l'acquisto di materiale didattico griffato, fonte di discriminazioni, le scuole consegnano ai bambini l'agenda dell'istituto, un modo utile per restare in contatto con le famiglie e tenerle sempre informate.
Sulla copertina, è in genere stampato il disegno di un bambino che meglio rappresenta la scuola, selezionato alla fine dell'anno scolastico precedente, tra tutti i disegni degli studenti.
Tra le prime pagine, c'è una custodia trasparente (dove s'infilano documenti da firmare, denaro e avvisi stampati dalla scuola), gli obbiettivi, le regole sul comportamento, evidenziando sempre che il materiale non necessariamente deve essere di tendenza ma possibilmente pratico, e un po' di storia e geografia del paese.
Le pagine sono composte dal calendario mensile degli eventi (già stampati) che si svolgeranno e le pagine di diario dove annotare i compiti.
Costa 10 dollari e questi soldi sono destinati al fondo cassa del comitato dei genitori, grazie al quale è possibile acquistare il materiale extra per gli eventi, musical, e varie altre attività.
Praticità, efficenza, voglia di crescere insieme, sono le parole che comunicano queste semplici quanto geniali iniziative.