martedì 14 maggio 2013

Fare il bibliotecario



Dipinto di Valentina Dominici
di Anna Maria Colonna


Il libro. Un oggetto spesso ritenuto superfluo, non essenziale. Pagine inutili, che potrebbero solamente farci perdere tempo; e mentre cresce il numero dei negozi di abbigliamento, le librerie diventano sempre più rare. Per non parlare delle biblioteche, a volte trascurate dagli stessi enti che dovrebbero garantirne un buon funzionamento: sostituite da Internet, esse custodiscono un patrimonio sconosciuto alle nuove generazioni, che stanno perdendo il gusto, semplice ed unico allo stesso tempo, di sfogliare un libro.Eppure «la cultura è un’avventura personale» poiché «incomincia proprio quando la pubblica istruzione finisce » (G. Prezzolini). Se solo pensassimo che ogni pagina scritta è un frammento di vita, ci renderemmo conto del grande valore di un libro: qualcuno ci dona la parte più preziosa di se stesso, dal momento che chi scrive, se lo fa con passione, esprime la propria anima. Persino un «sommario può essere un’opera d’arte» poiché «la storia è un sommario di eventi, la lirica è un sommario di sentimenti» (G. Prezzolini).I giovani, oggidì, rifiutano l’idea di trascorrere parte della loro vita a studiare per, poi, ritrovarsi a fare i bibliotecari… come se lavorare in una biblioteca non necessitasse di una cultura approfondita! Eppure il bibliotecario potrebbe essere paragonato al medico, poiché suo compito è fornire gli strumenti necessari affinché un individuo possa curare la propria interiorità.La prima biblioteca, fondata, secondo la tradizione, nel XV secolo a. C. a Tebe, recava sulla porta la scritta «Qui è la medicina dell’anima».La storia ha conosciuto bibliotecari eruditi, a cominciare dal poeta greco Callimaco, che introdusse nella grande biblioteca di Alessandria, costruita in epoca ellenistica, le pìnakes («tavole»), il più antico catalogo sistematico conosciuto. Lo stesso statunitense Melvil Dewey, ideatore del sistema di classificazione più usato nelle biblioteche di tutto il mondo (la CCD, Classificazione decimale Dewey) era un bibliotecario dotato di immenso sapere.« La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione » e « la biblioteca pubblica costituisce una condizione essenziale per l’apprendimento permanente, l’indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali » recita il manifesto UNESCO sulle biblioteche pubbliche, approvato nel novembre del 1994. Tra i compiti riconosciuti a queste pubbliche istituzioni (pubbliche non perché statali, ma perché aperte all’uso pubblico) c’è quello di incoraggiare il dialogo interculturale, poiché è dal confronto che proviene la ricchezza interiore. Grandi sono, allora, le responsabilità di un bibliotecario, intermediario tra gli utenti, che, come afferma Alfredo Serrai, «hanno tutti il diritto di coltivarsi e di progredire intellettualmente», e le risorse messe a loro disposizione.Ogni opera, tramite il suo contenuto, mette l’uomo in contatto con l’eternità, poiché racchiude in sé un passato, in cui è stata composta, un presente, in cui viene letta, ed un futuro, in cui verrà trasmessa.Le biblioteche, mute eredi di una memoria storica, racchiudono la fatica di chi, un tempo, quando ancora la stampa non esisteva, considerava quello dell’amanuense un lavoro sacro, poiché sacra era ritenuta la possibilità di trasmettere ai posteri la propria impronta nel mondo attraverso la scrittura. Un lavoro appassionante, allora, quello del bibliotecario, se riflettiamo sui suoi compiti principali e sul suo ruolo nell’educazione di un uomo.Molti, forse, ancora non sanno che esiste un “Codice deontologico del bibliotecario” a cui hanno l’obbligo di conformarsi i membri dell’AIB (Associazione italiana biblioteche): tra i doveri da rispettare c’è quello di «onorare la professione, con profonda consapevolezza della sua utilità sociale».E allora perché la professione di bibliotecario non viene nemmeno presa in considerazione dai giovani laureati?Ricordiamo che «se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là, in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi » (P. Citati).


giovedì 9 maggio 2013

Il Piacere di Leggere - Seminario sulla lettura


Martedì, 21 Maggio – ore16/19
Presso l’aula De Maria di Palazzo Codacci Pisaneli, Lecce

IL PIACERE DI LEGGERE
Seminario sulla lettura rivolta a bambini e ragazzi

In occasione della campagna nazionale “Maggio dei Libri” in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione, Milena Galeoto introdurrà il saggio di Aidan Chambers (Tell me: Children, Reading&Talk) edito in Italia da Sonda Edizioni, per affrontare insieme a Salvatore Colazzo, Antonio Errico, Giovanni Invitto, Ada Manfreda, Mauro Marino e al pubblico presente, l’importanza di leggere come occasione di partecipazione e crescita.

In collegamento da Stoccolma, interverrà l’autore Martin Widmark, promotore dell’iniziativa Reading Class nel suo paese.

Leggere non è solo decodificare i segni tracciati sulla carta: significa vivere infinite vite e storie, immergersi e riflettere sulle vicende virtuali dei personaggi per comprendere meglio noi stessi. Leggendo insieme agli altri e discutendo di quanto abbiamo letto, la comunicazione diviene poi un mezzo di conoscenza collettivo.

Come si guida al piacere della lettura nelle scuole italiane?

Ancora oggi si continua a proporre un solo libro di narrativa per tutta la classe, a cui si fanno seguire analisi, verifiche sulla comprensione del testo attraverso schede preconfezionate. Per Chambers il problema fondamentale è proprio quello della scelta, che va messa in relazione alle capacità del giovane lettore ma anche ai suoi interessi.
L’insegnante come «facilitatore», deve pertanto conoscere bene il mondo del lettore, bambino o adolescente che sia, i suoi pensieri, comportamenti, desideri.
A questo deve aggiungere una conoscenza approfondita della letteratura contemporanea, per offrire quei testi in cui i ragazzi possano ritrovare se stessi e il loro mondo. Testi in cui potranno riconoscersi perché i protagonisti pensano, agiscono e si comportano come loro.

Leggere è importante?

Secondo il pedagogista Aidan Chambers, che ha offerto un prezioso contributo nel campo della letteratura per ragazzi, ogni bambino, imparando a leggere e a parlare dei libri che legge a scuola, potrà conservare sia l’amore per la lettura che la capacità di comunicare in modo appropriato ed efficace.

Partendo dunque da questo presupposto, si  propone un «approccio», più che un metodo sistematicamente definito che ogni insegnante, educatore può applicare adattandolo ai giovani lettori, aiutandoli ad esprimersi nel modo migliore. Uno strumento indispensabile anche per gli studenti di Scienze della Formazione.






mercoledì 24 aprile 2013

Stina Wirsén a Lecce


di Milena Galeoto

Di fronte alle immagini dell’artista svedese Stina Wirsén, mi viene in mente la parola “prodigio” per la forza sprigionata dai suoi disegni, capaci di suscitare emozioni sia a grandi sia a bambini. E’ stato piacevole osservare i visitatori durante l’esposizione delle sue opere, tenuta a Lecce, durante l’ultima settimana di Aprile, all’ex conservatorio Sant’Anna. Era come se tutti, italiani e stranieri (diversi in questi giorni d’estate anticipata) esprimessero un linguaggio comune: quello delle emozioni, riconoscibile dai loro sorrisi di piacere, coinvolti in un percorso molto suggestivo, alla fine del quale uscivano come se fossero stati illuminati da un nuovo significato. E vista la risposta del pubblico non si esclude la volontà, espressa dal Comune, di voler replicare l’evento.
Protagonista di quest’avventura artistica è una bambina illustrata dall’autrice nel libro Io, edito in Italia da Sonda Edizioni.
Una piccola creatura ritratta con lineamenti affusolati, come quelli di un neonato, capaci di suscitare tenerezza, seguita dallo stupore di vederla rappresentata in scene che ne delineano la forza, il coraggio, la libertà di essere se stessa. Un prodigio, appunto, come fosse la creatura di un racconto mistico, come un piccolo Buddha a mostrarci con saggezza le meraviglia della vita. Nuda, vestita solo di se stessa e dei suoi enormi occhi, pronta ad affrontare il suo viaggio con forza e meraviglia.
“…Adesso…” “…Presto…” “Eccomi, sono nata!” Queste sono le prime espressioni, incontrate nella sequenza d’immagini che restano impresse negli occhi e nel cuore. Parole e raffigurazioni che lasciano riaffiorare quell’intensa emozione che si vive di fronte a una nascita, davanti alla quale (ri)nasciamo anche noi, ripercorrendo le nostre vite con maggiore consapevolezza. Per queste ragioni, ho sentito l’istinto di adornare le pareti sulle quali erano esposte le sequenze, con petali di rose (realizzate con carta crespa) come quando si visitano i templi, perché la “vita” rappresentata in queste tavole ha un valore indescrivibile. E come ogni nascita che si rispetti nella tradizione del nostro Sud Italia, non potevo far mancare i candidi confetti di mandorle che ho voluto racchiudere dentro sacchetti di tulle, colorati di verde, viola, azzurro, rosso, giallo, con affissa la spilletta di Io. Con l’augurio che ciascun bambino possa crescere fiero dei propri colori, del proprio Io, come persona consapevole e realizzata.
Tra i tanti commenti rilasciati dagli ospiti, sullo straordinario talento della Wirsén, e il desiderio di voler vedere in Italia le serie dei suoi libri per bambini, esposti per l’occasione in lingua originale, le impressioni descritte dai bambini sono state la vera sorpresa.
Come quello di Fabiana (10 anni) che ha scritto: “Colorati, artistici e meravigliosi, il mio sguardo si è staccato da essi solo dopo 30 minuti. Spero che le mostre come questa siano numerose, perché ogni quadro è un'avventura nella creatività e nella fantasia personale, che è un modo di esprimersi.” E ancora, Francesca (8 anni): “E’ un mondo fantastico dove tutti sono diversi!”.
Insomma, dopo questa meravigliosa esperienza, di fronte all’autentica bellezza, posso confermare il benessere che ne scaturisce. Testimoni i sorrisi, le strette di mano e i grazie ricevuti in questi giorni. La stessa gratitudine e commozione che ho provato la prima volta che ho conosciuto Stina Wirsén a Stoccolma, nel suo atelier, di fronte al suo incredibile mondo costellato da innumerevoli creazioni artistiche. Alla sua contagiosa risata e leggerezza con cui descrive (con efficacia) gli aspetti della vita.
Per questo, sento di ringraziare Paola Costanzo e Antonio Monaco della Sonda Edizioni per aver voluto pubblicare in Italia un’autrice così originale, e promuovere, in questo modo, la cultura fuori dai modelli commerciali imposti dal mercato, permettendo ai bambini di contemplare la poesia e l’arte, essendo loro, naturalmente, dei critici esperti per la straordinaria capacità di “guardare dal basso”.





















venerdì 22 febbraio 2013

La Svezia parteciperà a Bologna 2013 come Ospite d’Onore, all'insegna del diritto dei bambini alla cultura

 
I bambini hanno diritto alla cultura. E' facile a dirsi, ma cosa significa realmente? Quando la Svezia ha colto l'occasione per mostrare il suo mondo culturale e letterario a tutto il mondo, ha voluto i bambini al centro del loro programma, anche se l'evento è una fiera per gli adulti.  
Spesso consideriamo l'infanzia come qualcosa di transitorio, come una preparazione per la vita reale. Ma quando inizia la vita reale? E' accettabile, non considerare un quarto della loro vita prima che possano avere un ruolo sociale? Il diritto dei bambini alla cultura si intreccia con il diritto dei bambini di svolgere un ruolo nella società. Per esprimersi, per avere accesso a vari mezzi di espressione, per essere ascoltati e considerati. Per entrare in contatto con l’arte, la cultura, l’informazione.
La letteratura occupa un posto speciale nella cultura per l'infanzia - e i bambini occupano un posto speciale nella letteratura.
Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, tutti i paesi firmatari devono incoraggiare la produzione e la distribuzione di libri per bambini. Notizie giornaliere dei media, spesso, ritraggono i bambini come esseri vulnerabili, come le vittime di calamità naturali e incidenti. Di tanto in tanto i bambini in una scuola, possono parlare di se stessi, ma di solito i media parlano di bambini, piuttosto che parlare con loro. La letteratura per ragazzi, aiuta a dare loro una voce. La maggior parte degli scrittori e illustratori per bambini, esprimono la visione genuina del bambino, descrivono i bambini e le loro problematiche rendendoli visibili sia al bambino che agli adulti.     
Naturalmente, queste capacità non riguardano solo gli autori svedesi - basta guardare l'elenco dei vincitori ALMA negli ultimi dieci anni.          
Tuttavia, la letteratura per l’infanzia non è considerata in modo rilevante da tutti. Per questo è necessario creare occasioni per discutere sulle finalità, sulla qualità e i contenuti della letteratura per l'infanzia. Per diritto dei bambini alla cultura, intendiamo anche il diritto all'arte, a partecipare alla vita artistica e culturale, come la Convenzione sui diritti del fanciullo afferma. Per dar luce a prospettive diverse, a una diversità di espressione. Il diritto dei bambini a non essere respinti in quanto carini, ma poco importanti. Per non essere derisi con indulgenza. I bambini sono esseri umani, concittadini. Leggermente più piccoli, un po' meno esperti. Ma vivono nel qui e ora. Essi non sono semplicemente in attesa di crescere. Non possiamo prevedere le loro esigenze da qui a 20 anni. Ma possiamo ascoltarli e scoprire quali sono le loro esigenze in questo momento.


(da Yes2013, traduzione a cura di Milena Galeoto)

lunedì 4 febbraio 2013

In Svezia si cresce leggendo


Sulla rivista di Letteratura per ragazzi "Il Pepe Verde" di questo mese, uno speciale sulla Svezia, curato da me.

sabato 26 gennaio 2013

The Girl Effect- Very Important- Must watch

Gufi di stoffa




Gufi di stoffa riciclata
Narra una leggenda popolare che Dio  creò il mondo con tutti gli animali, ma che poi, riguardando il gufo,un pò si pentì di averlo fatto così strano, con occhi così grandi e bizzarre abitudini.
Allora gli volle fare un grande dono: sarebbe diventato l'animale della buona sorte, quello che avrebbe sempre portato con sè i buoni auspici per migliorare la vita di coloro che se lo sarebbero tenuto vicino, senza averne paura.
Così  narra anche  un'antica filastrocca popolare di montagna :

"Gufo, gufo,della notte scura,
che porti via fame e paura...
veglia su tutte le nostre genti,
vecchi,bimbi, e su gli armenti.
Col tuo canto,che può far paura,
tienici amici con madre natura!! 
E fate, gnomi, fastidiosi folletti,
non potranno più farci dispetti."


 La Canzone del Gufo



giovedì 24 gennaio 2013

Un pensiero fuori dalle liste di compleanno

Oggi, festeggiare un compleanno inizia a diventare una vera e propria organizzazione finalizzata al consumismo. Vedi spuntare come funghi, liste di compleanno dove la quota minima di partecipazione si aggira intorno ai 10 euro. 
Se i bambini si organizzassero da soli il compleanno, credo che ci darebbero una bella lezione di semplicità e desiderio di voler stare insieme, accettando con sorpresa il pensiero che ciascuno può permettersi di fare.
Noi genitori dovremmo essere per loro un valido esempio in questo, invece, cosa siamo capaci di fare? Aprire una lista in un negozio alla moda o in un ipermercato del giocattolo e chiedere la colletta agli amici. Naturalmente, alcuni considerano questa pratica comoda per assecondare la fretta in cui si vive, ma, facendosi due calcoli, sarebbe molto dispendioso partecipare a tutti i compleanni, al prezzo di dieci euro (prezzo base), specie se si hanno più figli.
Così, abbiamo pensato che una bella bambola fatta col cuore, possa donare un bel sorriso a chi la riceve.
L'ideatrice è stata la piccola Giorgia ed io non ho fatto altro che realizzare la sua idea con ago e filo... e una vecchia macchina da cucire, mia coetanea.
Pronta per un abbraccio!

mercoledì 23 gennaio 2013

venerdì 18 gennaio 2013

Gli adulti sono bambini andati a male

I bambini possono essere «guastati» in tanti modi: gli adulti, il sistema, gli apparati hanno escogitato e praticano, spesso senza averne consapevolezza, infinite forme di corruzione, precoci, sottili, insistite, alle quali la pur eroica capacità di resistenza (e resilienza) della vitalità primitiva non riesce a opporsi.
Si pretende dal bambino che faccia ciò che non è in grado di fare, esponendolo a un sicuro insuccesso che assume i connotati del fallimento; oppure sono i modi di essere della scuola (metodi, valori, regole) a sconfiggere l’alunno, dal quale si pretende che sia ciò che non può essere.
Il risultato non cambia: lo studente meno adattato (meno «adatto»), il più bisognoso (di cure, attenzioni, gratificazioni, rassicurazioni) non regge il ritmo della classe, «rimane indietro» rispetto ai compagni che si allontanano e, come l’insegnante, lo allontanano. Seguono l’umiliazione della ripetenza e l’abbandono.
Una denuncia degli aspetti più dannosi dell’istituzione scolastica, un grido di allarme per evitare che gli adulti di domani siano «bambini andati a male oggi».

Un saggio che analizza tutti quegli aspetti dell’istituzione scolastica che influiscono negativamente sugli studenti.
Uno strumento che fornisce tante proposte per approcciarsi con i ragazzi, imparare ad ascoltarli, capirli e creare il giusto legame con loro in modo da facilitarne l’apprendimento.
I bambini possono essere «guastati» in tanti modi: gli adulti, il sistema, gli apparati hanno escogitato e praticano, spesso senza averne consapevolezza, infinite forme di corruzione, precoci, sottili, insistite, alle quali la pur eroica capacità di resistenza (e resilienza) della vitalità primitiva non riesce a opporsi. Si pretende dal bambino che faccia ciò che non è in grado di fare, esponendolo a un sicuro insuccesso che assume i connotati del fallimento; oppure sono i modi di essere della scuola (metodi, valori, regole) a sconfiggere l’alunno, dal quale si pretende che sia ciò che non può essere.
Il risultato non cambia: lo studente meno adattato (meno «adatto»), il più bisognoso (di cure, attenzioni, gratificazioni, rassicurazioni) non regge il ritmo della classe, «rimane indietro» rispetto ai compagni che si allontanano e, come l’insegnante, lo allontanano. Seguono l’umiliazione della ripetenza e l’abbandono. Una denuncia degli aspetti più dannosi dell’istituzione scolastica, un grido di allarme per evitare che gli adulti di domani siano «bambini andati a male oggi».
Hanno collaborato: Mara Durante; Gabriella Falcicchio; Franco Lorenzoni; Sergio Manghi; Susanna Merello; Daniele Novara; Francesco Tonucci; Antonio Vigilante.
MAURIZIO PARODI Nasce il secolo scorso a Pontremoli, Lunigiana, terra di statue, stele, castelli e librai. Entrato nella scuola a sei anni, non ne è più uscito: studente, maestro, dirigente scolastico, ricercatore e infine padre (di uno studente, of course). Vive a Genova dove si occupa di formazione, ricerca, progettazione in ambito socio-pedagogico, non ancora rassegnato all’impermeabilità degli apparati educativi. Ha pubblicato alcuni libri e numerosi articoli su temi pedagogici e didattici. Con Edizioni Sonda ha pubblicato Basta compiti! Non è così che si impara (2012).

mercoledì 2 gennaio 2013

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio



Gentile maestra,

mio figlio dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, 
che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!




Abraham Lincoln è stato un politico statunitense. È stato il 16º Presidente degli Stati Uniti d'America, e il primo ad appartenere al Partito Repubblicano. 

domenica 30 dicembre 2012

La scuola suonata. Maestronze e genitorazzi

La scuola suonata. Maestronze e genitorazzi
Con sottile e arguta ironia, talvolta con pungente sarcasmo, Nini Giacomelli accompagna il lettore in un viaggio che fa riflettere, con il sorriso sulle labbra, sulle pecche di insegnanti e genitori nel contesto di un sistema educativo che sembra, ahimè, fare acqua un po' da tutte le parti. In realtà non mancano, nel libro, accenni a figure positive, né, tanto meno, a personaggi esemplari, soprattutto di ieri e dell'altro ieri però, rievocati con tenerezza e nostalgia: quasi nel tentativo di raccogliere da loro, attraverso l'occasione offerta dalla scrittura, il testimone di valori la cui irrinunciabilità è confermata dalla crisi morale dei nostri giorni. Denunciare questa crisi, mettere il dito nella piaga, tra un sorriso, un ricordo e un dito puntato, vuole essere un modo per evidenziare l'esigenza di cercare un'alternativa, di trovare una via d'uscita, da una scuola e da un contesto familiare che non funzionano e nei quali “maestronze” e “genitorazzi” sembrano avere la meglio.
Arricchito dalle divertenti illustrazioni di Sergio Staino e di Giorgio Tura, il volume riporta aneddoti e considerazioni ispirati dall'esperienza personale dell'autrice nei suoi rapporti, anche professionali, con il mondo della scuola, e catapulta il lettore in questo mondo, presentando personaggi e situazioni dei nostri giorni e tracciandone un profilo talmente realistico da apparire quasi irreale. Si apre così uno squarcio sull'insensatezza di comportamenti ormai consueti e tuttavia sicuramente da mettere in discussione.

Un libro consigliato a coloro che lavorano nel mondo dell'istruzione e dell'educazione, ad insegnanti e a genitori o, più semplicemente, alla nuove generazioni. Agli studenti che vogliono riflettere sulle condizioni in cui versa la società attuale e che vorrebbero cambiare qualcosa nel loro piccolo, perché è dalla somma delle piccole cose che si può modificare l'intero. 
(Letteratura&Cinema magazine)