lunedì 10 giugno 2013

L'uguaglianza di genere in Svezia

La Svezia si è classificata come uno dei maggiori paesi al mondo dove è riconoscibile l'ugualianza di genere, basata sulla ferma convinzione che gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti, agevolati da un sistema welfare che rende più facile conciliare il lavoro e la vita familiare per tutti. Tuttavia, il governo riconosce che c'è ancora spazio per migliorare tale condizione in molti settori.

La Svezia s'impegna a garantire che gli uomini e le donne abbiano gli stessi diritti - a scuola, sul posto di lavoro e in casa. La parità di genere è una delle pietre miliari della moderna società svedese.
L'obiettivo delle politiche sulle pari opportunità in Svezia, è quello di garantire che le donne e gli uomini godano le stesse opportunità, diritti e doveri in tutti i settori della vita.
Il principio generale è che tutti, indipendentemente dal sesso, abbiano il diritto di lavorare e sostenersi, conciliando carriera e vita familiare, e di vivere senza il timore di abusi o violenze.
La parità di genere implica non solo l'equa distribuzione tra uomini e donne in tutti i settori della società. Si tratta anche di aspetti qualitativi, garantendo chela formazione e l'esperienza di uomini e donne siano strumenti per promuovere il progresso, in tutti gli aspetti della società. Nel Global Gender Gap Report 2012, la Svezia è stata nominata come uno dei leader mondiali in materia di parità. Il rapporto, redatto su iniziativa del World Economic Forum, misura la parità  in ambito economico, politico, scolastico e sanitario (vedi su www.weforum.org). 
  
L'uguaglianza di genere a scuola

Idealmente, la parità di genere dovrebbe raggiungere e guidare tutti i livelli del sistema educativo svedese.   I suoi principi sono quindi sempre più integrati nel sistema educativo a partire dalle scuole dell'infanzia. L'obiettivo è quello di dare ai bambini le stesse opportunità nella vita, indipendentemente dal loro sesso, utilizzando metodi d'insegnamento che permettano ad ogni bambino di crescere come unico individuo.
La questione della parità di genere è affrontata continuamente durante la scuola elementare per preparare gli studenti al livello d'istruzione superiore.
Oggi, in Svezia, una percentuale maggiore di donne rispetto agli uomini completano l'istruzione secondaria superiore. Significativamente più donne che uomini partecipano all'educazione degli adulti. Le donne costituiscono circa il 60 per cento di tutti gli studenti negli studi universitari e quasi due terzi di tutti i gradi vengono assegnati alle donne. Un ugual numero di uomini e donne ora, frequenta corsi di studi post-laurea e di dottorato. 
Entrambi, madre e padre in Svezia hanno diritto al congedo parentale retribuito.


 Il congedo parentale

In Svezia, i genitori hanno diritto a 480 giorni di congedo parentale, quando un bambino è nato o adottato. Questo congedo può essere conteggiato in mese, settimana, giorno o addirittura di ora in ora. Le donne ancora prendono la maggior parte dei giorni - nel 2012, gli uomini hanno preso circa il 24 per cento del congedo parentale.

Per 390 giorni, l'indennità massima parentale è di SEK 946 (EUR 105.0, 137.0 USD) al giorno, a partire dal 2013. Per i restanti 90 giorni, l'indennità giornaliera è di SEK 180. Sessanta giorni di congedo sono assegnati specificamente a ciascun genitore, e non può essere trasferito all'altro. Inoltre, uno dei genitori del neonato ottiene 10 giorni supplementari di congedo in relazione alla nascita o 20 giorni se sono gemelli. I genitori che condividono l'indennità di congedo ugualmente trasferibile ottengono un bonus di 50 SEK al giorno per un massimo di 270 giorni.

Genitori adottivi hanno diritto ad un totale di 480 giorni tra di loro dal giorno in cui il bambino è sotto la loro cura. Un solo genitore ha diritto al pieno 480 giorni.

Il genere neutro nel linguaggio

In Svezia si affronta non solo la parità di genere, ma anche la neutralità di genere del linguaggio. Questo è stato visto nel corso del 2012 in un vivace dibattito sul genere neutro del pronome personale "her", una parola nuova adottata da alcune persone come alternativa al sesso specifico "hon" e "han", lei e lui.          
I sostenitori dicono che "hen" eviti la necessità di fare riferimento ad un solo genere o di usare la forma inclusiva ingombrante di lui / lei, ma anche di aprire il linguaggio per le persone che non si possono identificare come maschio o femmina, o che desiderano evitare il riferimento a se stessi come appartenente a uno dei due sessi. I critici sostengono che la parola impoverisca e danneggi la lingua svedese e crei confusione, in particolare tra i bambini. Ma il pronome "hen" viene sempre più usato sui siti web svedesi e dai media.

Donne e uomini sul lavoro
La Svezia ha fatto molta strada perché le donne e gli uomini siano trattati allo stesso modo nei luoghi di lavoro. Ma nel settore privato svedese, la percentuale di donne che occupa posizioni di vertice, rimane ancora debole. Il provvedimento di legge sulla discriminazione (Discrimination Act) riguardo la parità di genere sul posto di lavoro, prevede che tutti i datori di lavoro devono perseguire attivamente gli obiettivi specifici per promuovere l'uguaglianza tra uomini e donne, e obbliga loro di indagare e prendere provvedimenti contro ogni molestia. I datori di lavoro devono trattare in egual modo qualsiasi dipendente o candidato sul congedo parentale.Le differenze retributive tra uomini e donne possono in gran parte essere spiegate con le differenze di professione, settore, posizione, esperienza di lavoro e età. Alcune, tuttavia, che non possono essere giustificate in questo modo e che potrebbero essere attribuibili al genere - sono definite differenze retributive ingiustificate.
 
La legge svedese vieta la discriminazione di genere sul posto di lavoro. Foto: Cecilia Larsson / archivio.sweden.se.
Il potere economico e politico 
La politica delle pari opportunità si preoccupa di garantire che il potere e le risorse siano distribuite equamente tra i sessi, creando le condizioni che offrano a donne e  uomini le stesse opportunità.Nella vita professionale, la percentuale di donne con incarichi di potere è in aumento. Nel 2012, la percentuale d'imprenditrici - del settore privato e pubblico insieme - è stata del 36 per cento rispetto al 29 per cento nel 2006. La maggior parte dei manager comunali, dei consigli di contea e governo centrale erano donne (64 per cento), ma nelle società quotate, la presenza delle donne è rimasta debole, con solo il 4 per cento tra presidenti e amministratori delegati.Dopo le elezioni del 2010, il 45 per cento dei posti in parlamento svedese è occupato da donne, rispetto al 47 per cento dopo le elezioni del 2006 - la prima caduta in questa figura dal 1930. Attualmente, 13 dei 24 ministri del governo sono donne.

L'integrazione di genereIl mainstreaming (integrazione) di genere, un termine coniato dalle Nazioni Unite nel 1997, descrive l'integrazione della prospettiva di parità di genere nel lavoro delle agenzie governative a tutti i livelli. L'idea è che la parità di genere non sia un problema isolato, separato, ma un processo continuo. Per creare l'uguaglianza, il concetto di uguaglianza deve essere presa in considerazione quando le risorse sono distribuite, vengono create le norme e vengono prese decisioni .In Svezia, il mainstreaming di genere è vista come la principale strategia per il raggiungimento degli obiettivi nella politica delle pari opportunità.  Nel 2009 è stato creato il portale www.includegender.org per contribuire a questo processo, fornendo semplici strumenti per facilitare l'integrazione di genere nella pratica.Nel 2011, il governo svedese ha deciso di intensificare gli sforzi all'interno dell'uguaglianza, attraverso la creazione di una piattaforma nazionale per un'ulteriore integrazione di genere a livello comunale, regionale e nazionale. 
La violenza contro le donneNel 2012, sono stati registrati in Svezia circa 28.000 casi di violenza contro le donne . Nel corso degli anni, il numero di casi segnalati è aumentato in modo significativo, come se più donne avessero parlato.  
Nei primi anni 80 sono state apportate alcune modifiche legislative contro la violenza, come abolire la possibilità di una donna di revocare una denuncia una volta fatta; questo è stato necessario per combattere le minacce alle donne che hanno presentato denunce di violenza.Le donne che hanno bisogno di aiuto possono rivolgersi alla Associazione svedese Il Rifugio delle Donne, o all'Organizzazione nazionale per le donne e  ai rifugi per le giovani donne  sono circa 130 rifugi distribuiti  in tutta la Svezia.Altre organizzazioni che lavorano su questioni riguardanti la violenza contro le donne includono:

• La Clearinghouse Nazionale sulla Violenza contro le Donne, che promuove la cooperazione tra le agenzie e le organizzazioni in contatto con le donne vittime di violenza.

• Il Centro Nazionale per la conoscenza sulla violenza maschile contro le donne, con sede presso l'Università di Uppsala, è stato incaricato dal governo d'incrementare la consapevolezza della violenza maschile contro le donne, violenza correlata all'onore e la violenza all'interno delle relazioni omosessuali. Si lavora anche per migliorare e diffondere le modalità per assistere le donne vittime di violenza.

Fonte: www.sweden.se

martedì 14 maggio 2013

Fare il bibliotecario



Dipinto di Valentina Dominici
di Anna Maria Colonna


Il libro. Un oggetto spesso ritenuto superfluo, non essenziale. Pagine inutili, che potrebbero solamente farci perdere tempo; e mentre cresce il numero dei negozi di abbigliamento, le librerie diventano sempre più rare. Per non parlare delle biblioteche, a volte trascurate dagli stessi enti che dovrebbero garantirne un buon funzionamento: sostituite da Internet, esse custodiscono un patrimonio sconosciuto alle nuove generazioni, che stanno perdendo il gusto, semplice ed unico allo stesso tempo, di sfogliare un libro.Eppure «la cultura è un’avventura personale» poiché «incomincia proprio quando la pubblica istruzione finisce » (G. Prezzolini). Se solo pensassimo che ogni pagina scritta è un frammento di vita, ci renderemmo conto del grande valore di un libro: qualcuno ci dona la parte più preziosa di se stesso, dal momento che chi scrive, se lo fa con passione, esprime la propria anima. Persino un «sommario può essere un’opera d’arte» poiché «la storia è un sommario di eventi, la lirica è un sommario di sentimenti» (G. Prezzolini).I giovani, oggidì, rifiutano l’idea di trascorrere parte della loro vita a studiare per, poi, ritrovarsi a fare i bibliotecari… come se lavorare in una biblioteca non necessitasse di una cultura approfondita! Eppure il bibliotecario potrebbe essere paragonato al medico, poiché suo compito è fornire gli strumenti necessari affinché un individuo possa curare la propria interiorità.La prima biblioteca, fondata, secondo la tradizione, nel XV secolo a. C. a Tebe, recava sulla porta la scritta «Qui è la medicina dell’anima».La storia ha conosciuto bibliotecari eruditi, a cominciare dal poeta greco Callimaco, che introdusse nella grande biblioteca di Alessandria, costruita in epoca ellenistica, le pìnakes («tavole»), il più antico catalogo sistematico conosciuto. Lo stesso statunitense Melvil Dewey, ideatore del sistema di classificazione più usato nelle biblioteche di tutto il mondo (la CCD, Classificazione decimale Dewey) era un bibliotecario dotato di immenso sapere.« La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione » e « la biblioteca pubblica costituisce una condizione essenziale per l’apprendimento permanente, l’indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali » recita il manifesto UNESCO sulle biblioteche pubbliche, approvato nel novembre del 1994. Tra i compiti riconosciuti a queste pubbliche istituzioni (pubbliche non perché statali, ma perché aperte all’uso pubblico) c’è quello di incoraggiare il dialogo interculturale, poiché è dal confronto che proviene la ricchezza interiore. Grandi sono, allora, le responsabilità di un bibliotecario, intermediario tra gli utenti, che, come afferma Alfredo Serrai, «hanno tutti il diritto di coltivarsi e di progredire intellettualmente», e le risorse messe a loro disposizione.Ogni opera, tramite il suo contenuto, mette l’uomo in contatto con l’eternità, poiché racchiude in sé un passato, in cui è stata composta, un presente, in cui viene letta, ed un futuro, in cui verrà trasmessa.Le biblioteche, mute eredi di una memoria storica, racchiudono la fatica di chi, un tempo, quando ancora la stampa non esisteva, considerava quello dell’amanuense un lavoro sacro, poiché sacra era ritenuta la possibilità di trasmettere ai posteri la propria impronta nel mondo attraverso la scrittura. Un lavoro appassionante, allora, quello del bibliotecario, se riflettiamo sui suoi compiti principali e sul suo ruolo nell’educazione di un uomo.Molti, forse, ancora non sanno che esiste un “Codice deontologico del bibliotecario” a cui hanno l’obbligo di conformarsi i membri dell’AIB (Associazione italiana biblioteche): tra i doveri da rispettare c’è quello di «onorare la professione, con profonda consapevolezza della sua utilità sociale».E allora perché la professione di bibliotecario non viene nemmeno presa in considerazione dai giovani laureati?Ricordiamo che «se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là, in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi » (P. Citati).


giovedì 9 maggio 2013

Il Piacere di Leggere - Seminario sulla lettura


Martedì, 21 Maggio – ore16/19
Presso l’aula De Maria di Palazzo Codacci Pisaneli, Lecce

IL PIACERE DI LEGGERE
Seminario sulla lettura rivolta a bambini e ragazzi

In occasione della campagna nazionale “Maggio dei Libri” in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione, Milena Galeoto introdurrà il saggio di Aidan Chambers (Tell me: Children, Reading&Talk) edito in Italia da Sonda Edizioni, per affrontare insieme a Salvatore Colazzo, Antonio Errico, Giovanni Invitto, Ada Manfreda, Mauro Marino e al pubblico presente, l’importanza di leggere come occasione di partecipazione e crescita.

In collegamento da Stoccolma, interverrà l’autore Martin Widmark, promotore dell’iniziativa Reading Class nel suo paese.

Leggere non è solo decodificare i segni tracciati sulla carta: significa vivere infinite vite e storie, immergersi e riflettere sulle vicende virtuali dei personaggi per comprendere meglio noi stessi. Leggendo insieme agli altri e discutendo di quanto abbiamo letto, la comunicazione diviene poi un mezzo di conoscenza collettivo.

Come si guida al piacere della lettura nelle scuole italiane?

Ancora oggi si continua a proporre un solo libro di narrativa per tutta la classe, a cui si fanno seguire analisi, verifiche sulla comprensione del testo attraverso schede preconfezionate. Per Chambers il problema fondamentale è proprio quello della scelta, che va messa in relazione alle capacità del giovane lettore ma anche ai suoi interessi.
L’insegnante come «facilitatore», deve pertanto conoscere bene il mondo del lettore, bambino o adolescente che sia, i suoi pensieri, comportamenti, desideri.
A questo deve aggiungere una conoscenza approfondita della letteratura contemporanea, per offrire quei testi in cui i ragazzi possano ritrovare se stessi e il loro mondo. Testi in cui potranno riconoscersi perché i protagonisti pensano, agiscono e si comportano come loro.

Leggere è importante?

Secondo il pedagogista Aidan Chambers, che ha offerto un prezioso contributo nel campo della letteratura per ragazzi, ogni bambino, imparando a leggere e a parlare dei libri che legge a scuola, potrà conservare sia l’amore per la lettura che la capacità di comunicare in modo appropriato ed efficace.


Partendo dunque da questo presupposto, si  propone un «approccio», più che un metodo sistematicamente definito che ogni insegnante, educatore può applicare adattandolo ai giovani lettori, aiutandoli ad esprimersi nel modo migliore. Uno strumento indispensabile anche per gli studenti di Scienze della Formazione.






mercoledì 24 aprile 2013

Stina Wirsén a Lecce


di Milena Galeoto

Di fronte alle immagini dell’artista svedese Stina Wirsén, mi viene in mente la parola “prodigio” per la forza sprigionata dai suoi disegni, capaci di suscitare emozioni sia a grandi sia a bambini. E’ stato piacevole osservare i visitatori durante l’esposizione delle sue opere, tenuta a Lecce, durante l’ultima settimana di Aprile, all’ex conservatorio Sant’Anna. Era come se tutti, italiani e stranieri (diversi in questi giorni d’estate anticipata) esprimessero un linguaggio comune: quello delle emozioni, riconoscibile dai loro sorrisi di piacere, coinvolti in un percorso molto suggestivo, alla fine del quale uscivano come se fossero stati illuminati da un nuovo significato. E vista la risposta del pubblico non si esclude la volontà, espressa dal Comune, di voler replicare l’evento.
Protagonista di quest’avventura artistica è una bambina illustrata dall’autrice nel libro Io, edito in Italia da Sonda Edizioni.
Una piccola creatura ritratta con lineamenti affusolati, come quelli di un neonato, capaci di suscitare tenerezza, seguita dallo stupore di vederla rappresentata in scene che ne delineano la forza, il coraggio, la libertà di essere se stessa. Un prodigio, appunto, come fosse la creatura di un racconto mistico, come un piccolo Buddha a mostrarci con saggezza le meraviglia della vita. Nuda, vestita solo di se stessa e dei suoi enormi occhi, pronta ad affrontare il suo viaggio con forza e meraviglia.
“…Adesso…” “…Presto…” “Eccomi, sono nata!” Queste sono le prime espressioni, incontrate nella sequenza d’immagini che restano impresse negli occhi e nel cuore. Parole e raffigurazioni che lasciano riaffiorare quell’intensa emozione che si vive di fronte a una nascita, davanti alla quale (ri)nasciamo anche noi, ripercorrendo le nostre vite con maggiore consapevolezza. Per queste ragioni, ho sentito l’istinto di adornare le pareti sulle quali erano esposte le sequenze, con petali di rose (realizzate con carta crespa) come quando si visitano i templi, perché la “vita” rappresentata in queste tavole ha un valore indescrivibile. E come ogni nascita che si rispetti nella tradizione del nostro Sud Italia, non potevo far mancare i candidi confetti di mandorle che ho voluto racchiudere dentro sacchetti di tulle, colorati di verde, viola, azzurro, rosso, giallo, con affissa la spilletta di Io. Con l’augurio che ciascun bambino possa crescere fiero dei propri colori, del proprio Io, come persona consapevole e realizzata.
Tra i tanti commenti rilasciati dagli ospiti, sullo straordinario talento della Wirsén, e il desiderio di voler vedere in Italia le serie dei suoi libri per bambini, esposti per l’occasione in lingua originale, le impressioni descritte dai bambini sono state la vera sorpresa.
Come quello di Fabiana (10 anni) che ha scritto: “Colorati, artistici e meravigliosi, il mio sguardo si è staccato da essi solo dopo 30 minuti. Spero che le mostre come questa siano numerose, perché ogni quadro è un'avventura nella creatività e nella fantasia personale, che è un modo di esprimersi.” E ancora, Francesca (8 anni): “E’ un mondo fantastico dove tutti sono diversi!”.
Insomma, dopo questa meravigliosa esperienza, di fronte all’autentica bellezza, posso confermare il benessere che ne scaturisce. Testimoni i sorrisi, le strette di mano e i grazie ricevuti in questi giorni. La stessa gratitudine e commozione che ho provato la prima volta che ho conosciuto Stina Wirsén a Stoccolma, nel suo atelier, di fronte al suo incredibile mondo costellato da innumerevoli creazioni artistiche. Alla sua contagiosa risata e leggerezza con cui descrive (con efficacia) gli aspetti della vita.
Per questo, sento di ringraziare Paola Costanzo e Antonio Monaco della Sonda Edizioni per aver voluto pubblicare in Italia un’autrice così originale, e promuovere, in questo modo, la cultura fuori dai modelli commerciali imposti dal mercato, permettendo ai bambini di contemplare la poesia e l’arte, essendo loro, naturalmente, dei critici esperti per la straordinaria capacità di “guardare dal basso”.





















venerdì 22 febbraio 2013

La Svezia parteciperà a Bologna 2013 come Ospite d’Onore, all'insegna del diritto dei bambini alla cultura

 
I bambini hanno diritto alla cultura. E' facile a dirsi, ma cosa significa realmente? Quando la Svezia ha colto l'occasione per mostrare il suo mondo culturale e letterario a tutto il mondo, ha voluto i bambini al centro del loro programma, anche se l'evento è una fiera per gli adulti.  
Spesso consideriamo l'infanzia come qualcosa di transitorio, come una preparazione per la vita reale. Ma quando inizia la vita reale? E' accettabile, non considerare un quarto della loro vita prima che possano avere un ruolo sociale? Il diritto dei bambini alla cultura si intreccia con il diritto dei bambini di svolgere un ruolo nella società. Per esprimersi, per avere accesso a vari mezzi di espressione, per essere ascoltati e considerati. Per entrare in contatto con l’arte, la cultura, l’informazione.
La letteratura occupa un posto speciale nella cultura per l'infanzia - e i bambini occupano un posto speciale nella letteratura.
Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, tutti i paesi firmatari devono incoraggiare la produzione e la distribuzione di libri per bambini. Notizie giornaliere dei media, spesso, ritraggono i bambini come esseri vulnerabili, come le vittime di calamità naturali e incidenti. Di tanto in tanto i bambini in una scuola, possono parlare di se stessi, ma di solito i media parlano di bambini, piuttosto che parlare con loro. La letteratura per ragazzi, aiuta a dare loro una voce. La maggior parte degli scrittori e illustratori per bambini, esprimono la visione genuina del bambino, descrivono i bambini e le loro problematiche rendendoli visibili sia al bambino che agli adulti.     
Naturalmente, queste capacità non riguardano solo gli autori svedesi - basta guardare l'elenco dei vincitori ALMA negli ultimi dieci anni.          
Tuttavia, la letteratura per l’infanzia non è considerata in modo rilevante da tutti. Per questo è necessario creare occasioni per discutere sulle finalità, sulla qualità e i contenuti della letteratura per l'infanzia. Per diritto dei bambini alla cultura, intendiamo anche il diritto all'arte, a partecipare alla vita artistica e culturale, come la Convenzione sui diritti del fanciullo afferma. Per dar luce a prospettive diverse, a una diversità di espressione. Il diritto dei bambini a non essere respinti in quanto carini, ma poco importanti. Per non essere derisi con indulgenza. I bambini sono esseri umani, concittadini. Leggermente più piccoli, un po' meno esperti. Ma vivono nel qui e ora. Essi non sono semplicemente in attesa di crescere. Non possiamo prevedere le loro esigenze da qui a 20 anni. Ma possiamo ascoltarli e scoprire quali sono le loro esigenze in questo momento.


(da Yes2013, traduzione a cura di Milena Galeoto)

lunedì 4 febbraio 2013

In Svezia si cresce leggendo


Sulla rivista di Letteratura per ragazzi "Il Pepe Verde" di questo mese, uno speciale sulla Svezia, curato da me.

sabato 26 gennaio 2013

The Girl Effect- Very Important- Must watch

Gufi di stoffa




Gufi di stoffa riciclata
Narra una leggenda popolare che Dio  creò il mondo con tutti gli animali, ma che poi, riguardando il gufo,un pò si pentì di averlo fatto così strano, con occhi così grandi e bizzarre abitudini.
Allora gli volle fare un grande dono: sarebbe diventato l'animale della buona sorte, quello che avrebbe sempre portato con sè i buoni auspici per migliorare la vita di coloro che se lo sarebbero tenuto vicino, senza averne paura.
Così  narra anche  un'antica filastrocca popolare di montagna :

"Gufo, gufo,della notte scura,
che porti via fame e paura...
veglia su tutte le nostre genti,
vecchi,bimbi, e su gli armenti.
Col tuo canto,che può far paura,
tienici amici con madre natura!! 
E fate, gnomi, fastidiosi folletti,
non potranno più farci dispetti."


 La Canzone del Gufo



giovedì 24 gennaio 2013

Un pensiero fuori dalle liste di compleanno

Oggi, festeggiare un compleanno inizia a diventare una vera e propria organizzazione finalizzata al consumismo. Vedi spuntare come funghi, liste di compleanno dove la quota minima di partecipazione si aggira intorno ai 10 euro. 
Se i bambini si organizzassero da soli il compleanno, credo che ci darebbero una bella lezione di semplicità e desiderio di voler stare insieme, accettando con sorpresa il pensiero che ciascuno può permettersi di fare.
Noi genitori dovremmo essere per loro un valido esempio in questo, invece, cosa siamo capaci di fare? Aprire una lista in un negozio alla moda o in un ipermercato del giocattolo e chiedere la colletta agli amici. Naturalmente, alcuni considerano questa pratica comoda per assecondare la fretta in cui si vive, ma, facendosi due calcoli, sarebbe molto dispendioso partecipare a tutti i compleanni, al prezzo di dieci euro (prezzo base), specie se si hanno più figli.
Così, abbiamo pensato che una bella bambola fatta col cuore, possa donare un bel sorriso a chi la riceve.
L'ideatrice è stata la piccola Giorgia ed io non ho fatto altro che realizzare la sua idea con ago e filo... e una vecchia macchina da cucire, mia coetanea.
Pronta per un abbraccio!

mercoledì 23 gennaio 2013