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lunedì 16 marzo 2015

CANADA: UNA SCUOLA A MISURA DI BAMBINO

di Milena Galeoto
Alle scuole primarie qui in Canada non assegnano i compiti giornalieri, ma progetti da consegnare in date stabilite e la lettura di libri (un paio a settimana) scelti dai bambini, ma per arrivare a questo obbiettivo, hanno riorganizzato le classi per sostenere un approccio in grado di valorizzare le potenzialità di ciascuno di loro. Le classi sono ampie, poiché molte scuole sono sorte attraverso la conversione di numerosi edifici religiosi, essendo questo un paese laico dagli anni 60. Il numero degli alunni per ogni classe della scuola primaria, non supera i 15 bambini e ciascun insegnante (sono 5 gli insegnanti principali, inclusi quelli di arte, musica ed educazione fisica) è affiancato da un tirocinante, giovani studenti che si stanno formando all'università come insegnanti di scuola primaria. Questo permette di abbassare i livelli di stress per agevolare al meglio l'insegnamento e l'apprendimento dei ragazzi.
Tornando all'organizzazione della classe, i piccoli banchi sono disposti in maniera dinamica, a seconda delle esigenze e della lezione che si sta tenendo, a staffa di cavallo, in cerchio, a file etc. Non esiste una classe fissa dove si susseguono gli insegnanti ma esistono le classi a seconda della materia da seguire. 

La classe di inglese-lettura-geografia-storia delle religioni, francese-lettura-matematica-scienze, la classe di musica con tanto di piccoli strumenti adatti ai bambini, la classe di arte con enormi tavoli dove realizzare le varie tecniche. Questo permette ai bambini di non vivere la scuola in modo sedentario e opprimente, fattori che influiscono molto sul buon apprendimento. La divisa, infatti, composta da maglietta bianca e pantaloni blu di tuta, richiede rigorosamente scarpe da ginnastica per agevolare il movimento. Nonostante le basse temperature, non si risparmia ai ragazzi di fare le belle e lunghe ricreazioni anche a -7, -10 gradi, sulla neve o nelle grandi sale messe a disposizione per questi momenti (30 minuti di pausa a metà mattinata) con lezioni di 50 minuti ciascuna e 10 minuti di pausa, il tempo di raggiungere un'altra aula. 
La materia fondamentale in tutto questo è la LETTURA, considerata alla base dello studio. In ciascuna aula principale (inglese e francese) c'è una variegata biblioteca con i libri di primo livello per lettori esordienti, secondo, fino ad arrivare al quarto per i lettori che hanno raggiunto una buona autonomia. Questo per rispettare i tempi di lettura di ciascun bambino. Per rendere piacevole questa attività, in ogni classe principale è disposto un angolo che ricorda l'ambiente domestico, con divano, tavolo, sedie, tappeti (tutti recuperati dalla buona volontà e dal sostegno del comitato dei genitori che qui sono parte integrante della scuola).
Grazie al Comitato dei genitori e alle tante attività sostenute da loro, come i numerosi mercatini e iniziative di raccolta fondi, alla scuola i soldi non mancano mai. Anzi, questi fondi servono anche per venire incontro alle famiglie che non possono permettersi di comprare il materiale necessario. Addirittura, esiste il gruppo delle nonne che confezionano i costumi per le recite (musical) e una miriade di accessori come cappelli, guanti, sciarpe, messi dentro degli enormi cesti in punti strategici dove chi ha bisogno può servirsene.
Insomma, tutte queste belle premesse per dire che è possibile non assegnare i compiti per casa, migliorando di gran lunga la qualità di vita delle famiglie, rivedendo l'organizzazione interna della scuola perché questo possa realizzarsi senza problemi e conflitti.

Così, nel rapportare questa nuova esperienza, dove con piccoli cambiamenti è possibile trasformare la scuola del disagio in scuola del benessere, mi auguro di donare un piccolo contributo per sostenere la sensibilità di quanti sono decisi a cambiare.
p.s. Tutto questo che ho riportato avviene in una scuola pubblica, dal lunedì al venerdì.

                                                                                 

domenica 15 marzo 2015

INSEGNIAMO AI BAMBINI COME PENSARE INVECE DI COSA PENSARE

da The Mind Unleashed di Will Stanton, traduzione e adattamento a cura di Milena Galeoto
Oggi, il nostro sistema scolastico mira ad indottrinare i nostri figli più che a educarli. Alle nostre giovani menti viene detto di accettare l'autorità come verità piuttosto che il contrario, e gli insegnanti si rivolgono agli studenti invece che ai ragazzi.
Gli insegnanti sono diventati ripetitori d'informazioni. Rigurgitano semplicemente tutto ciò che a loro volta hanno appreso dai loro insegnanti, perpetuando il riciclo di informazioni; informazioni che sono riuscite a eludere il controllo da generazioni. I bambini non sono più i padroni del proprio apprendimento, perché le loro menti sono trattate come contenitori di stoccaggio.
Il compito della fabbrica dell'istruzione, con la sua attenzione per l'elitarismo accademico ed economico, è quello di sfornare lavoratori obbedienti per il sistema, incoraggiati a conformarsi a ogni passo del loro cammino. Noi non siamo trattati come persone complesse, creative, investigative ma come parti della macchina. Il sistema educativo tende a filtrare la natura curiosa del nostro essere, con l'obiettivo finale di impedire che ci sia dissenso contro il sistema. IL SISTEMA NON VUOLE PENSATORI. Non vuole che la gente metta in discussione i suoi metodi. Si vuole una popolazione che possa essere facilmente manipolata e controllata, in modo da garantire tutto il potere all'elite.
Ci sono quelli che dicono che la capacità di pensiero critico non possa essere insegnata nelle scuole. Socrate probabilmente riderebbe di fronte a questa affermazione, se fosse ancora vivo oggi. E' stato proprio lui a dire:
"Io non posso insegnare nulla a nessuno; Posso soltanto aiutare a pensare."
Se vogliamo risolvere il problema d'indottrinamento nel nostro sistema scolastico, dobbiamo imparare iniziando a fare domande invece di dare risposte. L'apprendimento reale si ottiene attraverso il processo investigativo. I bambini devono essere incoraggiati a cercare da sè le risposte. Compito degli insegnanti è quello di fornire gli strumenti e le risorse necessarie per condurre i ragazzi in queste indagini e fare scoperte significative. Una domanda ben formulata aiuterà di più a incoraggiare nella ricerca, rispetto a qualsiasi numero di risposte. In ogni aspetto delle nostre attività educative, diventa fondamentale avviare un dialogo aperto con i nostri studenti, per incoraggiare il dibattito sano e per agevolare una formazione consapevole, giungendo autonomamente alle proprie conclusioni.
L'importanza dell'insegnamento della filosofia nelle scuole non può essere sottovalutata. In un mondo in cui la maggior parte dell'umanità è sul tapis roulant coi paraocchi, è fondamentale rivalutare le nostre prospettive di volta in volta, per guardare poi alla situazione generale.
L'insegnamento della filosofia ci aiuta a pensare, a mettere in discussione la realtà, ci aiuta a riflettere. Senza queste capacità, l'umanità continuerà a funzionare con il pilota automatico, e permetterà a chi detiene il potere di continuare a dominare, opprimere e renderci schiavi in ogni modo.

Dobbiamo recuperare la nostra mente ...

domenica 25 gennaio 2015

Attention à nos enfants: educare alla convivenza.


Su Spagine vi racconto di un paese che tutela i bambini, consapevole di preservare il proprio futuro.

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sabato 21 dicembre 2013

NO AI COMPITI PER LE VACANZE



I “compiti per le vacanze” sono una contraddizione in termini, un assurdo logico, ancor prima che pedagogico, giacché le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perché liberano dagli affanni feriali: vacanza, in latino vacantia, da vacare, ossia essere vacuo, sgombro, vuoto, senza occupazioni.           
Nessun'altra categoria di lavoratori (e quello scolastico è un lavoro molto impegnativo, talvolta alienante e per giunta non retribuito) accetterebbe di prolungare nel tempo libero, e meno che mai di svolgere durante le ferie, compiti imposti.
Ma è del tutto normale che a una simile pretesa debbano assoggettarsi gli scolari: "perché si esercitino e non dimentichino tutto quello che hanno imparato". 
Evidentemente si ritiene che gli apprendimenti avvenuti durante l'anno scolastico (soprattutto con lo studio domestico) siano davvero ben poco significativi.       
In effetti, è proprio così: pare accertato che la «permanenza» delle informazioni apprese attraverso l’insegnamento e lo studio domestico non superi i tre mesi (e che il 70% delle conoscenze sia oggi acquisito al di fuori della scuola) – in altre in altre parole: si impara sempre meno a scuola e si dimentica sempre più in fretta ciò che a scuola si impara.
Ma perseverare nell’errore se non è diabolico è, quanto meno, assurdo. 
Purtroppo è proprio ciò che accade nella scuola, così all'incubo feriale («Hai fatto i compiti?», «… prima fai i compiti», «Non hai ancora fatto i compiti…») si aggiunge quello festivo.
Gli insegnanti fanno finta di credere che gli alunni amministrino razionalmente i compiti delle vacanze, e si affliggano con metodo, ripartendo con rigore matematico il lavoro complessivo nei tanti giorni a disposizione (formalmente destinati alle occupazioni più libere e gradite), in un edificante esercizio di quotidiana mortificazione. Ma sanno bene che così non è (salvo casi di grave disturbo della personalità).           
Gli studenti più astuti, volitivi, capaci esauriscono nei primi giorni tutti i compiti assegnati, dedicandosi poi con sollievo al godimento della meritata libertà.   
I meno saggi, i più pigri, i più svogliati rinviano quotidianamente l'impegno, che in questo modo li assilla per tutta la durata delle agognate vacanze, «riducendosi agli ultimi giorni», durante i quali si impegnano in un tour de force che difficilmente esonera i familiari; quei genitori che li hanno tormentati durante tutto il periodo della vacanza, tormentati a loro volta dalle magistrali ingiunzioni.          
Però gli alunni, come i loro insegnanti, fanno finta che i compiti siano stati svolti diligentemente e con assiduità: uno splendido esempio (davvero formativo) di ipocrisia sociale.
Naturalmente per i più disgraziati la consueta reprimenda. 
Ma che tanto disagio, per non dire sofferenza (in molti casi di questo si tratta) serva a qualche cosa, nessuno si è mai peritato di verificarlo. 
Si ritiene pertanto opportuno suggerire il ricorso a misure di protezione del minore, e autodifesa della famiglia, a partire dalla consegna ai docenti di una “dichiarazione del diritto alla vacanza” che potrebbe essere formulata in questo modo:          

Con la presente informo che mio figlio non svolgerà i compiti assegnati per le vacanze,
- perché come tutti i lavoratori (e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante) ha “diritto al riposo e allo svago” - diritto inalienabile sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo;           
- perché le vacanze sono degli studenti e non (solo) dei docenti, ai quali nessuno si permetterebbe di infliggere un simile castigo;         
- perché così potrà finalmente dedicarsi, senza l’assillo di magistrali incombenze, a occupazioni creative e ricreative, dalla scuola trascurate o ignorate;           
- perché insieme potremo fare piccole e grandi cose, divertenti, appassionanti, quelle che l’impegno scolastico (protraendosi a dismisura oltre l’orario di lezione) non permette;
- perché starà con gli amici al mare, in montagna, nella natura, all’aria aperta dopo essere stato recluso per ore, giorni, mesi (interminabili) in aule anguste, disadorne, quando non addirittura squallide, asfittiche (vere e proprie aree di compressione psichica);    
- perché leggerà per piacere e non per dovere;          
- perché giocherà moltissimo.     
La responsabilità di tale decisione è solo mia e l’assumo in quanto legittimo esercente della potestà famigliare, perciò non potrà essere motivo di qualsivoglia azione o provvedimento, meno che mai disciplinare. 
Non scholae, sed vitae discimus. Seneca

Da "Basta compiti!" di Maurizio Parodi 

http://www.sonda.it/basta-compiti/ 


domenica 16 dicembre 2012

Giocando s'imparano i valori fondamentali - Educazione pre-scolare in Svezia

di
Anette Sandberg
Eva Ärlemalm-Hagsér
Mälardalen University Sweden
(Traduzione a cura di Milena Galeoto)

In Svezia, l’educazione nelle scuole dell’infanzia è unica nella sua combinazione di apprendimento e di gioco, per la cura e la promozione dei valori fondamentali, quali:  i diritti dei bambini, la parità di genere e l'educazione per lo sviluppo sostenibile.               

Il Ministero dell'Istruzione e della Scienza, in Svezia,  è responsabile del sistema educativo dalla scuola materna all'università. Le scuole dell'infanzia sono disponibili per i bambini di età compresa tra 1-5 anni e sono utilizzate dall’ 82% dei bambini del paese (Agenzia nazionale per l'educazione, 2009). La democrazia è alla base di tutte le attività. L'inviolabilità della libertà individuale e l'integrità, il valore di tutte le persone, l'equità tra i sessi, e la solidarietà con i più deboli sono valori da promuovere nell'apprendimento di tutti i giorni. Questi principi sono sostenuti nei programmi scolastici. Considerare i bambini come individui con competenze, esperienze, interessi, conoscenze e abilità dovrebbe essere il punto di partenza per le attività scolastiche quotidiane. Un aspetto importante del curriculum nazionale svedese è di valorizzare il “percorso” più che "l’obbiettivo da raggiungere" (Ministero dell'Istruzione e della Scienza, 2010). I valori fondamentali dei diritti dei bambini, della parità di genere e dell'educazione per la sostenibilità sono discussi in relazione alla corrente ricerca svedese in ambito dell'educazione prescolastica, con particolare attenzione sul gioco e l'apprendimento.      

Gioco e apprendimento             

Il nuovo Curriculum svedese prescolare  (anno 2010) sottolinea l'importanza del gioco per lo sviluppo e l’apprendimento dei bambini. Oggi, si riconosce che l'apprendimento si attua in età prescolare e non solo quando i bambini iniziano la scuola (Johansson e Pramling-Samuelsson, 2006; Pramling-Samuelsson e Asplund-Carlsson, 2008; Agenzia nazionale per l'istruzione, 2008). Pramling-Samuelsson e Johansson (2006) sostengono che il gioco e l'apprendimento sono dimensioni inseparabili.  Lo studio di Sandberg e Vuorinen sottolinea che i bambini stessi non fanno distinzione tra gioco e apprendimento. Gli scolari, tuttavia, fanno distinzione tra l’apprendimento, come qualcosa che accade in classe, e il giocare, che si verifica durante la pausa pranzo, e forse durante l’educazione fisica. Si sostiene che l'apprendimento ludico nell'educazione della prima infanzia possa fornire le basi per un maggiore successo scolastico. Questi studi hanno riscontrato che gli insegnanti quando sostengono il gioco, ottengono i migliori risultati educativi. I bambini nelle aule dove normalmente si "gioca" acquistano abilità di alfabetizzazione e logica di un livello superiore, un linguaggio più avanzato e capacità di relazionarsi. Imparano in questo modo a gestire anche il loro comportamento fisico e cognitivo.
Nelle classi in cui il gioco non è stato accolto, gli insegnanti hanno avuto problemi come la gestione della classe ed è diminuito l'interesse per la lettura e la scrittura.

La ricerca mostra anche forti legami tra la qualità del gioco in età prescolare e il rendimento scolastico negli  anni successivi (Bodrova & Leong, 2003; Malone & Tranter, 2003; Russ, 2003).      
Grazie al gioco, gli insegnanti possono aiutare l'apprendimento e lo sviluppo dei bambini (Bodrova & Leong, 2003). Malone e Tranter (2003) sostengono che il gioco non è solo un'attività piacevole ma anche un processo attraverso il quale i bambini imparano. Il gioco sostiene capacità di problem solving e crea opportunità e situazioni dove i bambini possono sperimentare ed essere creativi. Gli insegnanti nella ricerca di Bodrova e Leong (2003) hanno dimostrato che i bambini imparano molto attraverso il gioco.
Lo studio è stato condotto anche attraverso il punto di vista dei bambini su come gli insegnanti giocano con loro. In uno studio di Sandberg (2002), bambini dai cinque anni-nove anni hanno espresso una serie di idee su come gli insegnanti dovrebbero contribuire, ad esempio, insegnando le regole o offrendo un sostegno pratico e morale, o porsi in modo amichevole.

Fare amicizia è un aspetto significativo nei giochi dei bambini. Gli amici sono importanti, perché i bambini diventano consapevoli di se stessi attraverso gli altri. Il gioco è fondamentale per avere consapevolezza anche dell'ambiente circostante. Esso contribuisce alla crescita morale e della personalità. Mead (1995) ritiene che l’interazione con gli altri e i diversi ruoli all'interno del gioco sono fondamentali per lo sviluppo psicologico e cognitivo dei bambini.
Gli insegnanti e gli amici hanno un ruolo importante per l’apprendimento dei bambini.
L'interazione e la cooperazione tra di loro è di vitale importanza sia per l'individuo che per  il gruppo (Mead, 1995; Pramling-Samuelsson e Asplund-Carlsson, 2008).               
Un altro aspetto importante del gioco è che i bambini imparano a stare insieme con gli altri. Nel gioco, l'aspetto importante è fare amicizia. Nello studio condotto da Sandberg e Vuorinen (2006) su  86 bambini dai tre ai 12 anni che sono stati intervistati riguardo il gioco e l'apprendimento, si è riscontrato che le abilità sociali sono al centro dell’apprendimento, sia in età prescolare che scolare. I bambini tendono ad essere ben consapevoli del fatto che il mancato rispetto delle regole all'interno del gruppo può portare all’esclusione dal gruppo stesso. I bambini più piccoli , riguardo le regole per essere in gruppo, parlano in termini come non prendere in giro qualcuno o alzare le mani per non essere esclusi dal gruppo. I bambini più grandi, invece, parlano in termini di cooperazione, lavoro di squadra, empatia, descritti come caratteristiche importanti quando ci si relaziona con gli altri all’interno di un gruppo. Molti dei bambini hanno dichiarato di sviluppare le loro abilità di gioco partecipando al gioco.


Valore: Diritti dei bambini          

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (1989) afferma che i bambini hanno il diritto di essere coinvolti e di essere ascoltati nelle questioni che li riguardano, e che l'istruzione deve considerare il  punto di vista dei bambini, dare ai bambini una voce, ascoltare le loro osservazioni, prendendoli seriamente. Vedendo il bambino come individuo capace di esprimere la sua posizione è molto importante per consentire il riconoscimento e il rispetto reciproco tra i professionisti e bambini (Bae, 2004). Lo scopo è quello di dare ai bambini l'opportunità di sviluppare la comprensione della democrazia, e prendere parte al processo decisionale, e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.


Partendo dal punto di vista del bambino significa creare pratiche didattiche quotidiane che sono in accordo con il modo di pensare e di comunicare dei bambini (Johansson e Pramling-Samuelsson, 2003). Prestando attenzione ai modi propri dei bambini di esprimere le loro idee, aiuta i professionisti della prima scuola dell’infanzia a conoscerli e sostenerli al meglio (Johansson e Pramling-Samuelsson, 2003).


Valore: La parità di genere 

In Svezia, la discussione e la legislazione in materia di parità di genere ha avuto un posto di primo piano sulla scena politica dal 1960. L’istruzione della prima infanzia deve essere in accordo con i valori fondamentali su cui si fonda la società svedese (Ministero dell'Istruzione e della Scienza, 2010). Due di questi valori sono l'uguaglianza tra i sessi e pari diritti di tutte le persone. Essi indicano che le ragazze e i ragazzi devono avere le stesse opportunità di sviluppare ed esplorare le proprie capacità e interessi, senza limitazioni imposte da ruoli di genere stereotipati e modelli. Di conseguenza, i professionisti della prima infanzia dovrebbero lavorare per contrastare modelli di genere tradizionali e ruoli di genere.  


Ma come è percepita e  gestita tale questione nella pratica quotidiana delle scuole materne svedesi?
Alla fine degli anni 90, il governo svedese ha ricevuto indicazioni da parte dei professionisti della prima infanzia . Pertanto, il governo ha finanziato un programma  pedagogico sull’educazione di genere nel 2002. L'obiettivo era quello di educare i professionisti della prima infanzia per superare gli stereotipi nell’educazione.  Nel 2003,  Il governo ha, inoltre, deciso di costituire una '”Delegazione per l'uguaglianza nella Scuola dell’Infanzia”. Il suo compito è quello di dare un sostegno finanziario per i progetti educativi che educano alla parità. - E' importante che il personale in età prescolare lavori attivamente per la parità tra ragazzi e ragazze '...' e discuta su come l'ambiente educativo può essere progettato per rafforzare la parità tra i sessi il lavoro '(Agenzia nazionale per l'educazione, 2005, p. 29).           


Valore: Apprendimento per lo sviluppo sostenibile       
Nelle scuole dell'infanzia svedesi, l'educazione ambientale è stata una parte importante del programma prescolare fin dal programma ministeriale del 1987. Le intenzioni erano, e rimangono, per promuovere la consapevolezza ambientale dei bambini e promuovere un approccio ecologico (Ministero dell'Istruzione e della Scienza,

lunedì 15 ottobre 2012

I bambini imparano ciò che vivono

 http://www.ildireeilfare.it/wp-content/uploads/2011/02/istockphoto_4715950-children.jpg

Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare
Se i bambini vivono con l'ostilita', imparano a combattere
Se i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi
Se i bambini vivono con la pieta', imparano a commiserarsi
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli
Se i bambini vivono con l'incoraggiamento, imparano a essere sicuri di se'
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
Se i bambini vivono con l'accettazione, imparano ad amare
Se i bambini vivono con l'approvazione, imparano a piacersi
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che e' bene avere un obiettivo
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi
Se i bambini vivono con l'onesta', imparano a essere sinceri
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos'e' la giustizia
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se' stessi e nel prossimo
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo e' un bel posto in cui vivere


giovedì 14 giugno 2012

Taranto Lider: si è concluso il progetto “I cittadini del futuro"


Si è concluso il progetto del comitato Taranto Lider “I cittadini del futuro: la riconversione culturale inizia tra i banchi”con la conferenza stampa presso la scuola primaria e dell’infanzia Settimo Circolo “Giusti”-Quartiere Tamburi di Taranto.
Rosa D’Amato ,  Grazia Maremonti,  Milena Galeoto.
Il comitato “Taranto LIDER”, in collaborazione con la dirigenza e il corpo docente della scuola primaria e dell’infanzia Settimo Circolo Giusti ha quindi presentato gli obiettivi raggiunti a conclusione del progetto, un progetto che ha voluto mantenere viva e partecipe la naturale positività dei bambini, ancora incontaminati dalla demoralizzazione sociale che si respira in certi contesti di malcontento collettivo.
 ha voluto guidare  i più giovani alla riscoperta e alla valorizzazione della propria città attraverso differenti attività didattiche:
  • laboratori itineranti nel Borgo Antico;
  • relativo laboratorio di grafica e comunicazione;
  • laboratori dell’imprenditorialità  presso le piccole e medie imprese di Taranto e Provincia, Foel, Vibrotek, Puparieddu, Bernardi;
  • laboratorio grafico-motorio presso il Parco del Triglio.
Si è voluto dunque stimolare nei bambini il concetto della cultura dell’imprenditorialità, basato sulla riscoperta di un’economia alternativa. Si è voluto comunicare loro la possibilità di un approccio autonomo, creativo, originale, coraggioso al proprio progetto di vita.
Obiettivo primario del Laboratorio itinerante nel Borgo Antico è stato scoprire luoghi nascosti e tradizioni della cultura tarantina, percorrendo itinerari inediti e sconosciuti alla maggior parte dei cittadini, con la finalità di recuperare la storia, le tradizioni, l’identità socio-culturale di Taranto e riscoprire le attività che animavano la “Città Vecchia” ad esempio i Maestri che costruiscono le reti per la pesca.
Dopo le esperienze nel Borgo Antico si è assemblato e rielaborato il materiale raccolto durante i percorsi guidati. Si è così realizzato un agile strumento divulgativo, sottoforma di guida storico didattica, che aiuti a guardare la città in cui si vive con una maggiore consapevolezza, fornendo stimoli alla conoscenza storica e alla riflessione sulla propria identità.
Si sono in seguito effettuati  i laboratori itineranti presso le piccole e medie imprese di Taranto e Provincia.
Il tutto tramite una preziosa sinergia tra scuola ed aziende locali rispettose delle vocazioni del territorio.
Un ringraziamento ed un plauso è dovuto alle aziende che hanno abbracciato il progetto ed hanno ospitato e coinvolto sapientemente gli alunni:
Foel, azienda di forniture elettriche, illuminotecnica, domotica ed materiale per la produzione di energie alternative. Un ringraziamento speciale va agli amministratori ed ai tecnici dell’azienda che hanno coinvolto, entusiasmato gli alunni con la loro passione e competenza, “Mae’ le case del futuro saranno tutte illuminate così?” Quest’ultima azienda ha poi deciso di premiare, durante la conferenza stampa, i bimbi che meglio hanno descritto le emozioni vissute con parole, durante la visita presso la struttura aziendale: Giovanni Marangella, Anna Attanasio, Giusy Lotta, Annapia Cassone.
Vibrotek, azienda innovativa nella produzione di sistemi di pavimentazione mediante masselli autobloccanti, impegnata anche nell’ambito sociale e sportivo sponsorizzando la ASD Amatori Volley Pulsano;
Laboratorio “Puparieddu” di G.Spagnulo e M.tro ceramista Anti Giuseppe di Grottaglie, tra le più antiche e prestigiose botteghe artigiane di Grottaglie. I Maestri artigiani da generazioni hanno incantato i bambini con le loro sapienti mani, “Mae’ facciamo un progetto e facciamo noi le ceramiche e poi le vendiamo?”;
Bernardi, azienda dolciaria, che grazie alle capacità ad alla caparbietà dei fratelli Ciro, Mimmo e Giuseppe è divenuta da modesto laboratorio un vero stabilimento produttivo.
Infine il progetto si è concluso con l’escursione al Parco del Triglio, nata dalla collaborazione fra il CEA di Statte ed il Comitato Taranto LIDER, percorso di educazione ambientale volto a comprendere la complessità delle relazioni tra natura ed attività umane. Attraverso il contatto diretto con un habitat naturale del territorio d’appartenenza, quello delle gravine, si è voluto insegnare ai bambini a rispettarlo, ed infondere in loro la fiducia che cambiare è possibile. E’ fondamentale affermare che i bambini di oggi sono soggetti propri ed autonomi, sono i cittadini di oggi e di domani ed hanno diritto ad avere una propria opinione, di poterla esprimere liberamente e di essere coinvolti nelle decisioni che riguardano le risorse e lo sviluppo del loro futuro.
E’ grazie alla conoscenza diretta, storica, sociale, culturale della nostra terra che è possibile rafforzare la consapevolezza di sentirsi cittadini partecipi.
Il progetto continua…
Il comitato “Taranto LIDER” ha inoltre invitato tutte le scuole interessate a prendere visione del progetto ed ad inserirlo nella programmazione del prossimo anno scolastico, con l’auspicio che lo spirito imprenditoriale possa diffondersi a macchia d’olio e formare le giovani menti dei cittadini del futuro per un città come quella di  Taranto che impari a rispettare ambiente e salute, e sfrutti le sue vocazioni. Email: tarantolider@libero.it,http://www.tarantolider.it
Tel. 328/2084592-328/4165996


Corpo docente Scuola E.Giusti:VicePreside Barcellona Teresa, Boccuni Cinzia, Vitale Prospero, Suma Rosanna, Bolognino Giovanna.


martedì 22 maggio 2012

Imparare ad amare i libri come li amano i bambini

I.B.Singer
"Ci sono cinquecento ragioni per le quali ho iniziato a scrivere per i bambini, ma per non perdere troppo tempo, ne elencherò solo una decina:
1 I bambini leggono libri, non recensioni. Per loro il giudizio dei critici non vale una cicca
2 Non leggono per cercare un’identità
3 Non leggono per liberarsi dai sensi di colpa, né per soddisfare la propria sete di ribellione, né per sbarazzarsi dell’alienazione
4 Non sanno che farsene della psicologia
5 Detestano la sociologia
6 Non cercano di capire Kafka né Finnegan’s Wake
7 Credono ancora in Dio, negli angeli, nei diavoli, nelle streghe, nei folletti, nella logica, nella chiarezza, nella punteggiatura e in altri simili vecchiumi
8 Amano le storie interessanti, non i commenti, non le guide alla lettura, non le note a piè di pagina
9 Quando un libro li annoia sbadigliano senza scrupoli, senza alcuna vergogna o timore dell’autorità
10 Non si aspettano che il loro scrittore preferito redima l’umanità. Giovani come sono, capiscono che egli non ha questo potere. Solo gli adulti hanno illusioni così infantili."
(I.B.Singer, Why I Write for Children in "The New York Times", 11 dicembre 1978. Trad. It.: I.B.Singer, Racconti, Meridiani, Mondadori 1998)

 Fonte