giovedì 9 dicembre 2010

La scuola di p.zza Partigiani non deve essere abbattuta


Come ogni mattina, accompagno la mia bambina a scuola, è autunno e ci divertiamo a sentire il rumore delle foglie secche sotto i nostri piedi.
Ci sono alberi giganti intorno alla scuola e lo sguardo di Giorgia si perde tra i rami che accarezzano il cielo.
Mi dico, che fortuna che ci sia questo enorme giardino con i giochi, così i bambini possono rilassarsi, anche semplicemente guardando fuori la finestra, nei giorni freddi.
Ogni bambino ha il diritto di toccare la natura, di annusarla, ha il diritto di avere uno spazio esterno per correre e respirare aria di sole.
Questo è uno dei motivi che mi porta a sorvolare sul sovraffollamento delle piccole classi: 27/30 bambini per classe di tutte le età (dai 3 ai 5 anni).
Non importa, mi dico, nostra figlia ha l’attenzione di noi genitori che veniamo incontro alla scuola, dove non arrivano le insegnanti, ci siamo noi a sostenerla.
Amiamo tanto la nostra piccola scuola di piazza Partigiani, orgogliosa Giorgia si ferma davanti al cancello, anche di domenica per mostrarla alla nonna, dice: lo vedi quell’albero, si chiama quercia, lì c’è la mia classe e quest’anno abbiamo raccolto con la maestra, le foglie gialle.
Se la gente conoscesse la consapevolezza dei bambini, avrebbe più rispetto per i loro spazi.
Invece, no… Una mattina, davanti al cancello, ci siamo ritrovati un manifesto con un articolo ritagliato dal quotidiano, c’era scritto: ADDIO ALLA MATERNA DI PIAZZA PARTIGIANI, la maggioranza di centro destra del palazzo Carafa, ha deciso: La celebre scuola materna di Piazza Partigiani non sarà più luogo di riferimento per i bambini del quartiere. Il consiglio comunale di martedì scorso ha infatti previsto la sua cancellazione e la vendita a privati del lotto (circa 5mila metri quadrati di terreno) al fine di realizzare edilizia residenziale. Secondo gli stessi, ci sarebbe troppo spazio sprecato…
Atterrita dalla notizia, ancora adesso non riesco a capacitarmi del fatto che l’essere umano consideri un giardino, lo spazio per i bambini, un luogo sprecato.
Mi chiedo, di quale civiltà parliamo, è possibile definirci civili se sorvoliamo i diritti imprescindibili dei nostri figli, di poter vivere ancora luoghi naturali, riconoscere gli alberi, calpestare le foglie, avere lo spazio per correre e sentirsi liberi…

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